L’economia per l’uomo, non lasciamolo dire solo alla Chiesa

“E’ necessaria un’economia ispirata a valori morali che mettano in luce i rischi di uno sviluppo economico che dimentichi la centralità dell’uomo.”
Lo ha detto recentemente in una conferenza della fondazione Foedus l’arcivescovo emerito di Palermo card. Salvatore De Giorgi. Il messaggio è fin troppo chiaro: l’uomo (e non il profitto) deve tornare al centro dei processi economici. Cosa accade dunque? Un fatto singolare. In un contesto in cui si evoca la crescita del PIL come manna dal cielo, la Chiesa deve intervenire per mettere ordine nell’economia.
Non però l’economia intesa come mercimonio, ma come “gestione della casa”, come dice l’etimologia del termine e quindi come gestione delle faccende della famiglia.
Quando parlo di queste cose nei convegni, le persone rimangono incredule. Qualcuno prova a reagire e la scusa più ridicola, (e purtroppo più frequente) che ho sentito, è che il mercato è incontrollabile. E’ un “Deus ex machina”.
E’ falso. Sono gli uomini che guidano le imprese piccole e grandi, le persone che acquistano i prodotti, i politici, le associazioni di categoria, ecc. che ne determinano, con l’insieme delle loro azioni, il funzionamento. Se un’azienda che produce prodotti tossici continua ad esistere è perché ci sono persone che comprano quei prodotti.
Da questo ne consegue che tutti noi possiamo e dobbiamo contribuire a riportare l’uomo al centro dell’economia.
Quindi, non lasciamo che siano altri a dover riempire l’assenza di valori, ma proviamo nelle piccole scelte di ogni giorno a favorire le persone e le nostre relazioni.
Ad esempio, premiamo con l’acquisto, le imprese che tutelano i diritti dei lavoratori, prima ancora che i loro guadagni.
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