Eliminare la brutta finanza. Iniziamo con la Tobin Tax

Deve il suo nome al premio nobel per l’economia James Tobin che nel 1972 propose di tassare tutte le transazioni finanziare, con un’aliquota tra lo 0,05% e l’1%.
Recentemente, si sta discutendo se introdurla in Italia. Alcuni economisti sostengono che la Tobin Tax potrebbe portare ad una contrazione del PIL. In realtà, come dice Leonardo Beccheti, ordinario di Economia all’Università di Tor Vergata, “è il livello di finanziarizzazione troppo elevato che influisce negativamente sulla crescita. In tal modo, infatti, si riduce la convenienza a fare attività di prestito tradizionale per le banche che privilegiano, invece, il trading (attività di acquisto e vendita dei diversi strumenti finanziari)”.
Lo stesso Becchetti spiega come “una tassa sulle transazioni finanziarie ridurrà il trading ad alta frequenza”. Non solo. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite l’applicazione della Tobin Tax potrebbe portare nelle casse dello Stato italiano fino a 7 miliardi di euro.
Come ho già detto in altre occasioni, nella finanza non c’è l’opera d’ingegno dell’uomo ma tutto è lasciato al caso come un lancio di dadi in un casinò, luogo molto simile alle borse azionarie.
La Tobin Tax, dunque, non è un punto di arrivo, ma un primo passo per demolire la "brutta finanza", evitare di "far fare soldi con i soldi" senza pagare tasse e fare in modo che le banche tornino a fare il loro mestiere: sostenere l’economia reale,  economia a servizio delle persone, possibilmente premiando la progettualità.
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