Le insidie della nuova comunicazione

Oggi, purtroppo, la comunicazione si ritrova a fare i conti con i mutamenti introdotti dalla globalizzazione e dall’avvento dell’era digitale, scoprendo nuove insidie, senza precedenti e del tutto inedite nella storia dell’umanità. 

Ad esempio, ci troviamo a dover gestire l’intimità in modo quasi paradossale: teniamo l’altro a distanza, ma poi ne spiamo ogni gesto o ogni pensiero sui social[1]

I Giovani

Le nuove generazioni risultano impreparate e valutare i rischi di questa eccessiva pubblicizzazione della vita privata e il diritto all’intimità si trova a essere gravemente compromesso. 

Recuperare la ricchezza del linguaggio corporeo si pone come un fatto urgente al fine di arginare gli eccessi di una virtualità alienante. 

I rapporti digitali non possono sostituire quelli mediati dalla presenza corporea, dalla risonanza del reciproco “esserci”.  Hanno solo «un’apparenza di socievolezza», ma non sono sufficienti a costruire un’amicizia autentica. 

Il loro limite è quello della dissimulazione: sembrano moltiplicare i contatti con gli altri, ma in fondo inducono solo a duplicare le proiezioni di un “Io” ripiegato su sé stesso. 

Gravi pericoli

Proprio l’immaterialità che caratterizza le interazioni digitali si presta ad amplificare l’odio e l’aggressività: dietro lo schermo di un dispositivo elettronico, ci si sente liberi di dare sfogo ad insulti e offese[2]

I valori quali: giustizia, solidarietà, bene comune, non rientrano più in quella descrizione dell’esistenza che racconta la vita di una persona come buona e degna di essere vissuta.

Il mito del successo, dell’affermazione di sé, sembrano costituire le uniche narrazioni valide e funzionali al raggiungimento di una pienezza e di una soddisfazione personali.

Dobbiamo aiutare i giovani o piuttosto gli adulti? Chi è colpito o chi è il colpevole di tutto ciò?


[1] Fratelli Tutti di Papa Francesco n.42

[2] Ibidem n.44

4 commenti su “Le insidie della nuova comunicazione

  • Caro Roberto,

    innanzitutto grazie per la Tua riflessione che mi offre il destro per esternare qualche piccolo pensiero che proprio ieri scambiavo con mia moglie.

    La società attuale è ormai caratterizzata dal mito del consenso mediatico. Non importa quello che dici ma quanti likes riesci a collezionare.. non rilevano i contenuti ma i followers che ti seguono..

    Dietro la tastiera, una sorta di irresponsabilità virtuale autorizza a dire o -peggio ancora- a credere ogni cosa, comprese notizie inveritiere (fake news) quando addirittura diffamatorie che in poco tempo distruggono una vita.

    E’ la spersonalizzazione virtuale.

    Credo che a tutto questo i giovani di oggi come quelli di allora (sono solo mutati gli strumenti tecnologici) possano rispondere con il discernimento.

    E il discernimento contribuiscono in massima parte a crearlo due istituzioni che oggi sono in un momento di forte crisi, talvolta martoriati dalla stessa società della globalizzazione: la famiglia con la sua insostituibile funzione educativa/spirituale e la scuola.

    Dovremmo interrogarci sul fatto se noi adulti facciamo o abbiamo fatto abbastanza per rafforzare questi due vitali istituti dello stare insieme..

    Buon Natale a Te e ai Tuoi cari.

  • Caro Roberto il problema c’è ma solo se noi adulti sapremo testimoniare i valori di cui parli con le opere i giovani potranno essere vaccinati dalla superficialità dilagante. Ritengo comunque che gli adulti debbano interagire anche sui social in modo intelligente per aiutare i giovani a riflettere e a crescere nei rapporti umani.

  • Caro Roberto,
    viviamo in una fase dominata da un assenza totale di stampa che dovrebbe avere il compito di essere il cane da guardia del potere, aggravata dal vergognoso abuso dei Social che hanno drammaticamente annullato la lettura, l’approfondimento, la riflessione. I Likes sembrano una nuova religione che aihme ha coinvolto una grande fetta di politici, contribuendo ad allargare il divario con la vita reale. Grazie per queste tue riflessioni che ci permettono di sentirci vicini.

  • Ho vissuto professionalmente per cinque anni Social in tutte le loro sfumature, attualmente lo faccio solo per me stesso e per l’azienda per cui lavoro.
    I social più famosi hanno caratteristiche precise: Facebook è il popolino, le masse, tutti dentro; twitter è il dissenso, la rabbia sociale e politica, l’anti dibattito per eccellenza visto che ogni post contiene al massimo venti parole ( 140 caratteri); Instagram è la vetrina del vuoto cosmico, inondato da donne che si esibiscono praticamente senza veli lasciando poco spazio all’immaginazione: lo fanno per avere followers a dismisura in cambio di guadagni derivanti dalla pubblicità sui loro profili, e Ronaldo insegna visto che ogni suo post gli procura circa 600.000€…
    I social sono tutto e niente, serve ratio per usarli con saggezza ma, ovviamente, i giovani ne sono privi.
    I loro genitori hanno un ruolo fondamentale ma, a quanto pare, non sono in grado di esercitarlo.

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