La Gratuità, scandalo o risorsa del mercato?


Risulta ormai chiaro a tutti che il sistema economico moderno ha espulso l’uomo ed i beni relazionali dalla partita sul benessere, e di conseguenza ha cancellato definitivamente la gratuità.

 

Vi sono molti tentativi in corso per ripristinare le cose all’origine (dove l’uomo era al centro dell’economia) ma ci accorgiamo che per ottenere questa nuova, e piena, umanizzazione dell’economia, abbiamo necessità di superare il pensiero che vede contrapposti il dono al mercato e l’economia agli ideali.

Superare il modello mentale che vede in forma dicotomica il dono e il mercato (e che quest’ultimo non lo possa comprendere) e che ritiene una economia di successo, solo quella che non prevede – in alcun modo – la presenza di ideali, questa è la vera sfida per conseguire il benessere in questa società che, ormai sotto gli occhi di tutti, si presenta senza crescita (economica).

Vi chiederete: senza l’uomo ed i beni relazionali che fine ha fatto la gratuità, che ne è la diretta conseguenza? Dove è più facile trovarla e riconoscerla?

La gratuità è nell’amicizia (non opportunista), è nella famiglia che educa, è nell’amore libero frutto di una vocazione interiore. Infatti è dove risiede la libertà che nasce la gratuità. 

Forse abbiamo ancora la fortuna di incontrarla (o iniziare a scoprirla) quando ci troviamo difronte ad organizzazioni che parlano di vocazione e di missione; quando incontriamo una organizzazione che ha un movente ideale per il quale decide di esistere.

Ma la gratuità la troviamo solo in queste occasioni? 

Il Prof. Luigino Bruni, ci dice che possiamo parlare di gratuità “tutte le volte che abbiamo a che fare con comportamenti che sono praticati perché buoni, perché hanno un valore in se, prima e indipendentemente (almeno nel breve periodo) dai risultati materiali che quelle pratiche portano”.

Proviamo a comprendere rispondendo ad alcune domande:

– è possibile pensare alla nostra vita senza comportamenti ispirati alla gratuità? NO

– possiamo generare ed ottenere fiducia dall’altro senza la gratuità? NO

– quante attività in una organizzazione di fatto sono ispirati alla gratuità? io penso: TANTE, ed anche tra le imprese esistono comportamenti di questo tipo.

In realtà possiamo dire che molta economia non si genererebbe senza comportamenti che, ispirati alla gratuità, dessero vita alla fiducia: tra clienti e fornitori, tra colleghi, tra consumatori e produttori, ecc.

Il tentativo, ormai quasi riuscito dell’economia è quello di farci considerare la gratuità come una ingenuità o più semplicemente una cosa che è fuori dal mercato e dalle sue “non regole”. Il mercato la rifiuta, la sopprime, la scaccia appena si presenta. 

Tanto per completare l’opera, la “modernità” ha cercato di intrappolare la gratuità nella sfera del privato facendo molta attenzione che non invadesse la sfera pubblica, tanto che la politica ha sedotto la nostra psicologia obbligandola a pensare al benessere solo in termini di crescita del PIL, anziché pensare in termini di relazioni di fiducia e gratuite.

Per questo l’economia delle merci ci insegna ogni giorno a “dare”, solo per “ricevere”. Infatti, quando doniamo il nostro tempo agli altri siamo sempre motivati da cosa ci verrà dato in cambio.

Ovvia conseguenza e che non siamo capaci di accettare un dono che ci viene dato gratuitamente. Perché pensiamo subito a cosa dovremo dare in cambio o peggio ancora, quanto ci costerà in termini di fiducia, visto che quel dono non ci perviene come ricompensa per i nostri meriti o come qualcosa di dovuto. 

Siamo capaci di rivendicare e di esigere, ma – molto spesso, anzi, quasi sempre – non siamo capaci di ricevere gratuitamente perché non siamo umili (pensiamo che ci stanno trattando da poveretti ed il nostro orgoglio vorrebbe che fosse una ricompensa per qualcosa che abbiamo fatto).   

Nei fatti ci stiamo comportando come nel libero mercato, in quanto pensiamo che ciò che abbiamo fatto possa trasformarsi in una occasione per esigere da parte degli altri un riconoscimento, una ricompensa, o rivendicare un diritto.

Oggi – anche in Italia – siamo tutti convinti che la felicità possa essere soddisfatta dal mercato. In realtà oggi diventa urgente svegliare le nostre menti ed iniziare a considerare il fatto che non potremo mai trovare la felicità fino a quando resteremo chiusi nella logica del mercato fatta di dare e avere che altro non serve a far crescere PIL superfluo. Se vogliamo percorrere la via della felicità dobbiamo imparare a dare e ricevere gratuitamente rieducare la nostra psicologia che viene massacrata dal “regime” del consumismo. 

Ma può esserci gratuità anche in economia? Penso di si. Certo la gratuità non è la promozione “tre per due”, o un regalo se raccogli un certo numero di punti sulla tessera. Non è la gentilezza, il sorriso o la buona educazione della cassiera o della badante.

La gratuità è dono di se agli altri, che supera ogni forma contrattuale, e che, a mio avviso, può essere presente anche nella esecuzione di un contratto o nel doveroso esercizio della propria professione. Ad esempio nei beni relazionali che anche una azienda può imparare a generare e donare.

Non a caso quando un cliente riconosce forme di gratuità, aumenta considerevolmente la fiducia nella marca e non la cambia più.

Ma facciamo ancora attenzione: possiamo parlare di gratuità solo quando l’azione che si compie è libera ed è intenzionalmente orientata al bene, senza attendersi una gratificazione od un ritorno di qualsiasi natura.