Il mercato è un luogo umano?

La caratteristica principale della economia è quella di non voler conoscere il perché accadano le transazioni commerciali. La moderna economia infatti preferisce il mercato come luogo in cui gli scambi avvengono liberi da motivazioni di qualsiasi natura.
E questo ci risulta evidente perché diversamente si sarebbe costretti a chiamare in gioco fattori ideali (storia, identità, credo, ecc) che potrebbero limitare la quantità degli scambi.E’ proprio quello che profetava (nei primi anni del novecento) un grande economista inglese P. Wicktees  quando affermava che i suoi colleghi di qualsiasi epoca sarebbero stati interessati solo al "cosa" ed al "come" e non certo al "perché" di una determinata azione di acquisto.
Il mercato non è più "umano" perché ha fatto fuori le relazioni. Queste infatti – in virtù del fatto che contengono una motivazione – sono state messe fuori dal mercato.
Il tutto è avvenuto strumentalmente e scientemente perché senza relazioni umane le transazioni si manifestano in numero più alto e più frequenti.
Basti pensare che quando andiamo in un negozio per fare un acquisto; non ci viene più chiesto perché lo stiamo facendo, quale bisogno desideriamo soddisfare (ormai il personale è solo impiegato a rimettere in ordine il negozio e a battere scontrini); al negoziante (mercato) interessa solo il fatto che chi compra possa pagare il prezzo esposto.
Perché porsi tante domande.. l’importa che abbia il contante, un bancomat o la carta di credito.
In questo modo (senza fare domande del perché si acquista) il mercato, che nel frattempo ha voluto perdere qualsiasi identità (o forme di diversità), è riuscito a portare al suo interno molte più persone che – ignorandosi a loro volta (non relazionandosi e quindi evitando la possibilità di escludersi per effetto delle eventuali diverse identità) – compiono il solo gesto di acquistare merci, che forse servono solo ad appagare la loro insoddisfazione (come se il consumismo fosse la migliore risposta alla felicità personale).  
Ma se l’economia dovesse ritornare ad essere prevalentemente una attività umana allora l’economia dovrà riconsiderare sia l’etica che l’antropologia, ed il perché di una transazione commerciale e la identità di chi la compie. 
Un messaggio di speranza ci viene da due economisti italiani (Bruni e Zamagni 2009) che ci invitano a considerare il fatto che: fino a quando, e nella misura in cui, le organizzazioni e i mercati resteranno luoghi umani, le motivazione continueranno a contare, comprese quelle motivazioni che sono più complesse della semplice ricerca del profitto  e della soddisfazione egoistica.
 
E poi: "Stiamo ancora aspettando l’era della fraternità, dove l’economia non è ne serva né padrona, ma sorella". (L. Bruni: Le Organizzazioni a Movente Ideale)