da “Economia del dono. Aspetti psicosociali nello scambio di esternalità tra imprese” – Postfazione di Roberto Lorusso

Il libro – a cura di Michela Cortini, Maria Beatrice Logorio, Aracne editrice S.r.l., Roma 2007 – aiuta a riflettere sul ruolo che le “esternalità” (gli effetti, positivi o negativi, dell’azione di un soggetto su altri soggetti) possono giocare a sostegno di un nuovo processo di sviluppo eco-sociosostenibile.

POSTFAZIONE
di Roberto Lorusso

 

     “Il libro che avete appena letto raccoglie una ampia ricerca su tutte le variabili che partecipano al processo dello scambio di esternalità. Partendo da un accurato ed esaustivo approfondimento dell’inequivocabile bisogno di apprendimento dei singoli individui e delle comunità (organizzazioni pubbliche, privati, città, ecc.)  ed esplorando i significati attribuiti nel tempo al termine esternalità, il libro racconta di una esperienza (il progetto Avanzare) di cui sono stato il Responsabile del Comitato di Regia.

     Quello che è necessario conoscere è il “cosa” ha spinto gli imprenditori del Consorzio Costellazione Apulia ad affrontare con tanta determinazione il progetto Avanzare. All’inizio non era chiaro a nessuno, c’erano solo delle intuizioni e delle mezze frasi dette qui e là; ma appena abbiamo iniziato a conoscerci meglio, a frequentarci, a lavorare e ad apprendere insieme, si è fatto presente a tutti il coraggio di comunicare e condividere uno stato d’animo che tutti avevamo dentro. Ci siamo detti: esiste un modo migliore, più coerente con la nostra natura umana, di essere imprenditori? Possiamo essere più felici e far vivere felicemente quanti lavorano con noi? Per dare risposta a queste domande abbiamo fatto un percorso per scoprire dove avevamo nascosto la felicità di fare impresa. La risposta? La felicità era ancora dentro di noi ma era ammalata, molto ammalata; si era ammalata della “malattia del benessere”. Di questa malattia erano colpiti anche i nostri collaboratori e questo ci ha resi più tristi. Avevamo bisogno di molte cure. Di che tipo? Abbiamo usato una cura di tipo omeopatico, quella che serve a curare la malattia e non il sintomo (approccio sistemico), quella che lavora sulla causa più importante (effetto leva) e con piccoli sforzi produce molti e durevoli risultati. Sapevamo e siamo consapevoli ancora oggi che il risultato non si vedrà immediatamente, dovremo attendere; ma quante cose belle (che ci hanno già dato molta felicità) abbiamo imparato in questi tre anni. Ad esempio la creativa: cioè la capacità di iniziare a produrre prodotti e servizi che soddisfano i veri bisogni dell’uomo, smettendola di fare produzione di massa di beni omogenei e standardizzati, che hanno perso il valore del bello e del duraturo. Per fare questo ci siamo messi ad analizzare non le nostre capacità di produrre bensì le nostre capacità di consumare; ed abbiamo scoperto che ce ne occorrevano molte di più, perché dovevano essere pescate tra quelle umanistiche, antropologiche ed interdisciplinari. I forum residenziali dedicati ad “un’impresa per un mondo migliore” sono stati uno strumento efficace, dove abbiamo avuto la possibilità di porre la nostra attenzione sugli stili di vita che determinano le scelte dei consumatori. Per fare questo, abbiamo lasciato le nostre imprese per diversi giorni dedicandoci tutto il tempo necessario per acquisire la capacità di relazionarci, scoprire il senso della nostra identità, ed acquisire nuove conoscenze ed informazione sullo stato del pianeta.

     Quando siamo tornati alle nostre imprese avevamo rotto definitivamente il binomio reddito = felicità. Un’altra cosa che abbiamo imparato riguarda la Corporate Social Responsability (avete letto un capitolo, il terzo, che ne parla ampiamente) ed è stata questa: non possiamo fare impresa impedendo ad altri di essere felici. Fare impresa pensando a come saranno consumati i nostri prodotti è un vero passo avanti:

     Le nuove tecnologie forniscono interessantissime opportunità a chi vuole introdurre nuovi prodotti coerenti con la logica della riduzione del consumo (spreco) di risorse. Prodotti a vita più lunga, che consumano meno energia, facilmente riusabili e riparabili (possibilmente ad opera dell’utilizzatore), producono benefici sulla fedeltà del consumatore. Le imprese possono uscire dal circolo vizioso dell’usa e getta (che mette il consumatore sempre più frequentemente nelle condizioni di cambiare marca) e puntare alla realizzazione di nuovi prodotti che rispondono ai reali bisogni dell’uomo di oggi e che per la loro realizzazione richiedono nuove figure professionali da occupare.1

     Anche se abbiamo imparato che scambiare esternalità ci porta a trasformare le nostre merci2 in un bene per gli altri, scambiare esternalità non è cosa facile, bisogna desiderarlo. Anche se sappiamo che lo scambio di esternalità riduce la produzione di rifiuti, la nostra apatia alla vita non ci dà gli stimoli giusti per intraprendere lo sforzo di pensare in termini di esternalità.

     Concludo ricordando a tutti una cosa che ha cambiato la visione di molti imprenditori che appartengono al Consorzio Costellazione Apulia:

Chi pensa in termini di esternalità, non pensa al soddisfacimento egoistico dei propri capricci (alimentati dalla cultura del consumismo) ma pensa sapientemente ad un futuro migliore ed alle generazioni che verranno”.

Note:
1. R. Lorusso, N. De Padova, DePILiamoci – Liberarsi del PIL superfluo e vivere felici, Editori Riuniti, Roma 2007.
2. Le merci sono prodotti e servizi scambiati esclusivamente con denaro

E’ possibile scaricare il testo, cliccando sul link postfazione.