Ci si lascia vivere. Si amoreggia col fatalismo

Siamo al 30 dicembre 1987, ad Assisi in un convegno interveniva Mons. Tonino bello e diceva: "Sicché in un mondo regolato dai petrodollari, angosciato dai crolli di Wall Street, retto dalle bilance di pagamento, che flirta con la speculazione, che si infischia dei debiti dei popoli in via di sottosviluppo, che si lascia sedurre dalla massimizzazione del profitto,  
che monetizza perfino il rischio delle popolazioni i cui terreni sono espropriati per farne basi militari, che sfrutta i poveri con il traffico delle armi, che è sordo alle esigenze di un nuovo ordine economico internazionale…come può esplodere la gioia? ci si lascia vivere. si amoreggia col fatalismo. ci si appiattisce in una esistenza che scorre, senza più stupore, senza più spessore, come le immagini sul video. E noi compiamo le nostre scelte come se spingessimo i tasti di un telecomando: crediamo di scegliere e invece siamo scelti. Si muore per anemia cronica di gioia. si moltiplicano le feste, ma manca la festa. E le letizie diventano sbornie; gli incontri, frastuoni; e i rapporti umani, orge da lupanari".
 
Il testo intero di questo intervento di Don Tonino Bello lo trovi nel libro: "La carezza di Dio – Lettera a Giuseppe", La Meridiana.