Uscire da una crisi Entropica

Di quale crisi parliamo?

Saprai sicuramente che esistono due tipi di crisi: quella dialettica e quella entropica.

La prima, quella dialettica, nasce quando una società non riesce più a risolvere in via istituzionale un conflitto ma contiene al suo interno le forze per saperla superare.

La crisi entropica, invece, è quella che porta il collasso del sistema per implosione senza avere quindi la possibilità di superarsi dal suo interno.

Da cosa dipende? Dipende solamente dal fatto che la società ha perso il “senso” la “direzione” cammina verso qualcosa che non conosce, trascinata, come nel caso della crisi climatica, dall’individualismo consumistico imposto dalla cultura del PIL.

Una questione di senso

Per superare una crisi entropica non possiamo fare affidamento a soluzioni solo di natura tecnica, bisogna andare molto oltre ed affrontare la questione del “senso” della nostra economia.

Qual è il fine? Assoggettare le persone o essere utile alle persone?

Ad oggi il cambiamento climatico, che è una conseguenza diretta di una “economia dello spreco” delle risorse naturali, non è certo qualcosa di utile alle persone. Come sappiamo porta distruzione e morte.

Quale modello mentale o vizio (questo è il termine più esatto) porta al fallimento della nostra ragione tanto da preferire questa economia che papa Francesco chiama economia che uccide

L’avidità

La risposta è l’avidità. Il desiderio di amare le cose che si possiedono, accumularne tante di più senza fermarsi e senza sapere il perché o di che farsene.

Non sto esagerando. Devi solo pensare a quello che è accaduto durante la pandemia dove alcuni hanno pensato di fare profitti a scapito di quanti davano la vita per altri.

Peccato che non abbiamo capito qualcosa: il possesso del danaro ci rende poveri. I beni che possediamo e teniamo stretti a noi si trasformano da beni a “mali”. Perché perdiamo la gioia di condividerli e di utilizzarli per generare altro benessere per gli altri.

La persona avida e colei che perde la sua capacità di donare e quindi non può essere una persona felice.

Comprendo adesso pienamente le parole di Eraclito: «ciò che il desiderio vuole, lo compra a prezzo dell’anima» che è proprio la spiegazione di quello che accade alla persona avida, la quale vende l’anima per comprarsi il desiderio di accumulare in continuazione, senza limiti ed in modo ripetitivo e ossessivo.

Ma di quale crisi parliamo?

È semplice. Abbiamo dimenticato la regola d’oro: “ama ogni altro come te stesso”.

La persona (lo stesso vale per le imprese) avida, infatti, non ama se stesso perché ama solo le cose e il danaro che possiede e che continua ad accumulare.

Roberto


Riflessione personale scaturita dalla lettura del libro LA PRUDENZA di Stefano Zamagni

9 commenti su “Uscire da una crisi Entropica

  • Una sola parola: idolatria. Gli idoli sono tanti e tali da portare al collasso del sistema società: denaro, potere, carriera, sesso, ventre…

    • Grazie Peppino trattasi di una parola “pesante” ma penso si quell giusta parola per spiegare questo comportamento sbagliato

  • Signore,
    fa che non abbia mai a separarmi da Te
    che non cadiamo in tentazione
    tanto sappiamo già cosa ci arriva:
    tristezza, ghiande e carrube ( Lc 15)

  • Trovo corretto gestire il proprio lavoro perseguendo degli utili corretti, ma salvaguardando la propria famiglia e quella dei propri collaboratori garantendo dei compensi consoni al loro impegno e alla loro professionalità e gestendo con loro un team e una quotidianità dove la serenità sia la normalità.

    • Caro Giuseppe, la famiglia, tanto maltrattata, sostiene la società, tutta l’economia e quindi anche le imprese. Quello che è sbagliato è pensare il contrario. Perché l’amore che si vive nella famiglia è il fondamento dell’apprendimento utile per essere un buon lavoratore e un buon cittadino.

  • Per uscire da questa crisi, realmente “entropica”, bisogna avere il coraggio di capire che valori come sobrietà, solidarietà, condivisione, rispetto del prossimo e del Creato, perseguimento del bene comune non possono rimanere appannaggio di pochi ma devono informare le condotte individuali e collettive nonché gli atti di tutti gli amministratori pubblici, indipendentemente dal credo religioso o politico. Dobbiamo realmente essere capaci di coniugare il bene personale con quello della collettività; diversamente l’attuale modello di sviluppo porterà all’implosione.

    • Caro Francesco, sapersi creatura e cioè frutto di un dono, ci metterebbe nelle condizioni di capire anche gli altri doni come ad esempio la natura. Purtroppo noi pensiamo di essere “padroni” di quello che ci circonda e quindi ne vogliamo fare quello che ci pare. I doni invece vanno preservati da ogni male, custoditi e migliorati.

  • Credo convenga apprendere ad amare le diversità.
    Sappiamo che occorre fare le cose insieme, con insiemi che crescono.
    Troppo spesso creiamo insiemi tra persone che hanno pensieri simili. In questo caso ci sono due problemi: ogni insieme – gruppo – apprende pochissimo; gli insiemi si combattono fra loro.
    Se un insieme di persone è ricco di diversità, può crescere sia numericamente sia qualitativamente e può cambiare il mondo.

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