Carabinieri don Matteo e l’analisi SWOT

Stimolato da quanto normalmente accade nella prima fase (analisi del contesto) di un progetto di Pianificazione Strategica, ho pensato di condividere con te questa mia metafora comportamentale.

Normalmente la compilazione dell’analisi SWOT richiede, perché sia efficace, l’atto di “indagare” sui punti di forza, i punti di debolezza, le opportunità e le minacce.

Quanti partecipano a questa attività hanno di solito modi diversi di indagare ed allora per facilitare e ottenere la buona riuscita riferisco loro quanto ho imparato dalla meravigliosa fiction “don Matteo” e illustro il comportamento del “prete” e dei “carabinieri”.

RACCONTO

Le indagini dei carabinieri si concludono tardivamente, mentre don Matteo riesce a scoprire la verità sul caso sempre prima di loro.

Perché? I carabinieri sono gli esperti del mestiere che hanno un loro schema mentale, procedure da seguire, pensano sempre alle storie simili, ai casi precedenti che gli sono da guida e che diventano la loro “teoria interpretativa”.

Applicando la “teoria prescelta” agli indizi che vengono raccolti, i carabinieri giungono a una conclusione che loro considerano l’unica possibile, ma che in realtà molto spesso si dimostra errata.

Se ricordi anche qualche caso di quelli trasmessi in TV, e ci fai attenzione, potrai ricordare che gli indizi che vengono considerati dai carabinieri sono in realtà solo quelli che si conciliano (combinano) con la “teoria prescelta” per risolvere il caso. Il risultato che ottengono quindi è solo quello di avere una conferma delle loro supposizioni e quindi di irrobustire la conclusione che in realtà era già prevista nella “teoria prescelta”.

Al contrario, don Matteo fissa l’attenzione anche su particolari trascurati e di tutti ne da una interpretazione eterodossa. Con questi due comportamenti giunge sempre alla soluzione vera e soprattutto prima.

Don Matteo agisce con assoluta libertà (senza vincoli) nel considerare gli avvenimenti e sceglie con intelligenza ciò che vale la pena seguire o trascurare.

Gli indizi che così raccoglie lo portano a concludere in modo diverso da quel che tutti si sarebbero potuti aspettare. Insomma, don Matteo sa investigare senza uno schema predefinito.

Don Matteo, si è esercitato con la phronesis (saggezza) ben sapendo che le teorie sono strutture olistiche nelle quali il significato di un termine o di un fatto è in parte determinato dalle sue relazioni con altri termini ed altri fatti.

Da questo deduciamo che non esiste alcuno stile di osservazione (analisi) totalmente pre-teorico, dato che il senso preciso di un fatto si modifica in conseguenza della relazione che esiste con gli atri fatti.

Don Matteo dimostra di aver compreso, come:
– l’esperienza fondata su schemi preordinati, modelli e metodologie preimpostate “teorie prescelte” (ad esempio anche vecchi casi di successo), deve essere un veicolo rispetto alla scoperta di nuovi fatti;
– i fatti e le cose da esaminare non sono solo quelli richiesti dalle teorie;
– i fatti devono essere osservati in modo diverso dal solito.

Ho pensato anche che la differenza del modo di indagare tra i carabinieri e don Matteo non risiede nel fatto che i carabinieri hanno una teoria compiuta, mentre don Matteo ne è sprovvisto. Anche don Matteo di fatto ha una sua teoria, ma a differenza dei carabinieri se ne serve non come strumento selettivo per andare alla ricerca dei fatti che la confermino, ma come mappa per esplorare un territorio – un contesto – che ospita i fatti.

AL TERMINE DOMANDO

È chiara la differenza tra i due stili di indagine?

Vogliamo comportarci da imprenditori (don Matteo)?  
O vogliamo comportarci da manager (carabinieri)?
Vogliamo descrivere solo ciò che conferma le nostre credenze o vogliamo includere anche ciò che le contraddice?

6 commenti su “Carabinieri don Matteo e l’analisi SWOT

  • Per essere imprenditori l’ attenzione ai segnali deboli è fondamentale.
    Questa attitudine unita ad una spiccata capacità correlativa è cio che rende un imprenditore più creativo di un manager che spesso, ma non sempre, segue schemi predefiniti.

  • Ottima la metafora . Incuriosisce il titolo e ben predispone allalettura.
    Naturalmente vogliamo essere tutti don Matteo / imprenditori!
    Come sempre la difficoltà non sta nel dichiarare ma nel praticare . Buon lavoro

  • La managerialità è una scienza, e pertanto può essere insegnata. L’imprenditorialità è più un’arte: ne puoi apprendere le tecniche, ma ciò non fa di te un’artista, se non hai la “vocazione”…, come Don Matteo!

  • Buongiorno Roberto, non sempre rispondo, ma leggo sempre con piacere la tua posta.
    In particolare, l’ho letta questa volta e mi è piaciuta molto la tua “versione” di un’Analisi SWOT decisamente calzante e molto più divertente.
    Un cordiale saluto
    Lucia

  • Sia l’imprenditore che il manager vivono di una propria esperienza legata al modo in cui si approcciano ad un problema. Il primo ha in se una spiccata vocazione al voler/dover raggiungere il proprio scopo prescindendo ciò che potrà essere il giudizio altrui. Il secondo è ahimè legato al “dovere” raggiungerlo tendo bene in mente le linee guida della proprietà. Un manager (come un carabiniere) per fare bene il suo lavoro deve essere distaccato dall’emotività stessa del problema. Un imprenditore ( don Matteo) ha una missione da compiere ed è la forza che gli fa crescere la grandezza di essere “unico”. Un manager svolge al meglio il suo compito in una qualsiasi azienda, anzi è auspicabile che dare il meglio di se possa ogni 6/7 anni cambiare il suo lavoro. L’imprenditore vive le sue aziende come dei figli e le segue durante la loro crescita, modificandosi a seconda di come tale crescita avverrà. Difficilmente vedremo un imprenditore abbandonare le sue creature ( aziende) se non nelle sole mani che penseranno essere capaci come loro e questo ahimè può essere anche il loro grande limite, non riuscendo a comprendere quando è il momento di poter dare più quel valore aggiunto del loro appunto essere unici.

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