Una lettura sistemica della Caritas in veritate

Una grande enciclica che ha fatto e continua a far riflettere molti sugli effetti di una economia globalizzata. Ringrazio Papa Benedetto XVI di questo suo scritto nella speranza che tutti si possa cogliere l’invito a cambiare stile di vita. Con questo mio approfondimento voglio rendere più evidente il ruolo che hanno la carità e la verità mediante l’approccio sistemico.

Una lettura sistemica della CARITAS IN VERITATE

a cura di Roberto Lorusso
 
PREMESSA[1]
L’approccio sistemico
       Se vogliamo comprendere un fenomeno dobbiamo guardare le relazioni fra gli elementi che lo determinano. Dobbiamo conoscere ed approfondire tutte le relazioni e non solo quelle di prossimità al fenomeno (problema/bisogno). Dobbiamo essere capaci di guardare il tutto ed i particolari, e detto metaforicamente dobbiamo essere capaci di osservare la foresta, gli alberi, i rami, le foglie e le loro relazioni.
I circuiti causa-effetto
       Con questo documento provo a dare evidenza alle relazioni sistemiche. Il mio sforzo è quello di fare una lettura della Caritas in veritate tracciando le relazioni esistenti tra i sottosistemi (di diverso livello) in essa contenuti.
       Per meglio comprendere questo approccio è necessario conoscere gli elementi di base della “dinamica dei sistemi” e di come si leggono i circuiti causali (o circuiti causa-effetto)[2].
INTRODUZIONE
Le parti dell’enciclica
       L’enciclica, oltre alla significativa introduzione, potremmo suddividerla in tre parti:
1 – capitolo primo (cos’è lo sviluppo)
2 – capitolo secondo (come è stato interpretato lo sviluppo sino ad oggi)
3 – tutti gli altri capitoli (come interpreta lo sviluppo la dottrina sociale della Chiesa)
       Ma come vedremo non è possibile fare nette separazioni perché molti argomenti sono trattati in più capitoli (a significare appunto la necessità di una lettura sistemica)
Carità e Verità
       Il circuito causale che segue, e che si riferisce ai numeri 2, 3, 4, 5, 6, 26, 34,36,38,40, 45, 61, 66 della Caritas in Veritate, è principalmente la lettura sistemica della Introduzione, ed in particolare a quanto dice il Papa al numero 2 dell’enciclica:
                “Di qui il bisogno di coniugare la carità con la verità non solo nella direzione, segnata da san Paolo, della « veritas in caritate» (Ef 4,15), ma anche in quella, inversa e complementare, della « caritas in veritate ». La verità va cercata, trovata ed espressa nell‘«economia» della carità, ma la carità a sua volta va compresa, avvalorata e praticata nella luce della verità. In questo modo non avremo solo reso un servizio alla carità, illuminata dalla verità, ma avremo anche contribuito ad accreditare la verità, mostrandone il potere di autenticazione e di persuasione nel concreto del vivere sociale. Cosa, questa, di non poco conto oggi, in un contesto sociale e culturale che relativizza la verità, diventando spesso di essa incurante e ad essa restio”.


[1] Questo mio approfondimento è nato dopo aver letto la relazione del prof. Pierpaolo Donati (Università di Bologna) tenuta sulla Caritas in Veritate a Calarossa (Palermo) il giorno 12.08.09. Molte parti di questo mio scritto fanno uso del pensiero relazionale del Prof. Donati, con il quale ho potuto meglio spiegare gli elementi dei circuiti causali da me disegnati.
[2] Leggi nella sezione attività per il sociale l’articolo VOLTI E FIGURE DELLA CRISI DELL’ITALIA OGGI.

Lettura positiva del circuito:
       La verità, aiuta la giustizia e rende la carità meno privata. La verità è dialogo che insieme alla fiducia genera comunità. Questa, vivendo relazioni intrise di carità (a sua volta generata da fraternità, misericordia e perdono) consente di realizzare il bene comune che fa bene ai politici (in quanto insegna loro per cosa si deve governare). La carità aiuta a comprendere e vivere la responsabilità sociale, per effetto della quale diminuiscono gli interessi privati e le logiche di potere. Questi risultati aiutano la realizzazione del bene comune e diminuiscono il relativismo. Una diminuzione del relativismo favorisce la verità.
Lettura negativa del circuito:
       L’aumento del relativismo non consente il primato della verità. La quale venendo meno riduce la carità ad un fatto solo emozionale e privatistico, danneggiando la giustizia. L’assenza della carità pubblica e una minore presenza della verità nella società, non consentono di costruire comunità che siano capaci di generare bene comune aumentando gli interessi privati e le logiche di potere a discapito della responsabilità sociale. Ne risentono la politica e le istituzioni che con i loro comportamenti inadeguati avviliscono la verità.
COSA  HA SIGNIFICATO, SINO AD OGGI, LA CULTURA DELLA CRESCITA
       Il Circuito che segue (Caritas in Veritate, numeri 22, 26,29,74,75,77) dimostra la insostenibilità del modello economico fondato sul supersviluppo della produzione di merci.
       E’ un circuito a crescita infinita (ovviamente insostenibile ed impossibile).  Non vi sono effetti di retroazione che la frenano.
       Il supersviluppo potrebbe continuare all’infinito sino alla distruzione dell’uomo. Servono elementi causali che riportino lo sviluppo ad essere utile all’uomo, alla sua crescita sia materiale che spirituale.
       Questi elementi sono per l’appunto la Verità e la Carità.

La lettura del circuito
l’uomo merce
       Il supersviluppo incrementa la necessità di globalizzare l’economia che a sua volta scatena la crescita di due fenomeni: l’eclettismo culturale e l’appiattimento culturale. Il primo a sua volta favorisce il relativismo che non consente l’integrazione delle culture. Il secondo produce l’omologazione dei comportamenti e degli stili di vita. Entrambi generano la separazione della cultura dalla natura umana. Questo fenomeno da un lato produce il sottosviluppo della morale e l’assolutismo della tecnica e dall’altro rende l’uomo solo un dato culturale non più legato alla sua trascendenza. L’uomo diventa strumento manipolabile e servo della cultura delle merci e della crescita del PIL.
la crisi attuale
       La crescita a tutti i costi (per dimostrare agli altri capi di governo, quanto si è bravi a far crescere il PIL) produce la crescita delle ineguaglianze e della povertà con effetti negativi sulla coesione sociale. La diminuzione della coesione sociale ha effetti negativi sulla democrazia, incrementa il mancato rispetto delle regole della convivenza civile, sino ad erodere il capitale sociale di una comunità, di una nazione. La conseguenza evidente è la sfiducia, la paura e l’insicurezza. Il tutto a ridurre i consumi e a far accrescere la crisi economica.
       Questo circuito è volutamente incompleto in quanto mancano gli effetti di retroazione (correttivi) di cui l’enciclica è significativamente densa e che vado a rappresentare in seguito.
LA CARITA’ COME NUOVO PRINCIPIO ORGANIZZATIVO DELLA SOCIETA’
       Le imprese della globalizzazione hanno capitali anonimi, le società sono possedute da un azionariato impersonale su scala globale. Gli azionisti stanno in qualsiasi parte del mondo e la società fa affari in qualsiasi altra parte del mondo.
       Questa anonimità, questa impersonalità fa sì che le imprese rispondano essenzialmente agli azionisti, mentre il Papa dice che devono rispondere a tutti gli stakeholders e cioè a tutti i portatori di interessi. Quindi ai clienti, ai fornitori, ai distributori, ai collaboratori, alle famiglie (non solo quelle dei dipendenti, ma anche le famiglie dei clienti e dei fornitori…)
       Nel momento in cui l’impresa decide di lavorare in modo che il profitto non sia il fine unico della sua attività, e decide anzitempo come l’utile verrà distribuito tra gli stakeholders (prima che agli azionisti) allora la carità, diventa un principio di organizzazione.
Spiegazione  di alcuni elementi del circuito seguente che fa riferimento ai numeri  17, 18, 21, 29, 22, 34-42, 48-50, 73 della Caritas in Veritate.
Verità
       La verità crea dialogo e comunione e mette l’uomo nella condizione di relazionarsi con altri uomini. La carità (grazie alla verità) ha possibilità di agire espandendosi perché trova un terreno fertile di dialogo fondato sulla verità (e non sul relativismo).
       La verità è apertura condivisione è comunità, il relativismo è chiusura.
       Senza verità non c’è fiducia e amore, non c’è responsabilità sociale e tutto si trasforma in un agire individualistico a favore dei soli propri interessi che distruggono il capitale sociale.
Capitale Sociale
        “Il capitale sociale è quella qualità delle relazioni, fatta di fiducia, cooperazione reciprocità, che costituisce il terreno su cui crescono le altre forme di capitale, quello umano (i talenti delle persona), quello associativo (le reti che mirano a creare beni comuni), quello civico (dei comportamenti in pubblico), ed anche quello spirituale (quando le famiglie si vedono come beni spirituali)”.[1]
Carità e verità per lo sviluppo integrale dell’uomo
       La Carità nella verità e la Verità nella carità consentono la costruzione del capitale sociale di una comunità ed accrescono la responsabilità sociale favorendo la costruzione del bene comune. Aumenta la comprensione che il profitto non può più essere l’unico fine. La carità consente ai tre attori della società (Stato, Mercato, Società civile) di scoprire i veri bisogni dell’uomo (e dell’ambiente) ed il loro agire (virtuoso) concorrere allo sviluppo integrale dell’uomo. Una sana politica favorisce la buona comunicazione che aiuta alla comprensione della verità.


[1] Dalla relazione del Prof. Donati “La famiglia fonte di vita buona”, Bari 31.01.2009.
Lo sviluppo della persona
       La creatura umana, in quanto di natura spirituale, si realizza nelle relazioni interpersonali.
       Le relazioni interpersonali fanno maturare l’identità personale. Questa è proporzionale alla identità sociale per effetto delle relazioni interpersonali.
       L’uomo è relazione. La relazione è costitutiva della persona.
       Il bisogno dell’uomo di amare e condividere è insito nella sua natura. Le forme e le modalità possono essere diverse o svilupparsi in modo diverso, ma il bisogno è sempre quello naturale.
       Lo sviluppo dell’uomo non si realizza con i prodigi “miracolosi” della tecnologia e della finanza.
       Lo sviluppo della persona si ha con la crescita contemporanea dei beni materiali e dei beni spirituali. La crescita spirituale come dialogo con se stesso, con Dio e con gli altri. In questo senso, la crescita spirituale è intesa come crescita delle relazioni.
La Carità bene relazionale
       Se la questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica (numero 75) e se la persona è tale per la sua relazionalità, allora la questione sociale è una questione relazionale.
       L’uso di tecnologia, il possesso di merci (benessere materiale), il consumismo in generale, produco un uomo assolutamente individualista (solo) cioè privo di relazioni. La spiritualità, il soprannaturale, la carità, la reciprocità, rendono l’uomo capace di molte relazioni.
       La carità è una relazione sociale e non un buon sentimento, né un atto individuale, né un atto privato. La carità non è una emozione, non è fideistica bensì aperta alle relazioni universali.
       È la Verità che apre alla Carità la possibilità di qualificare le relazioni. Senza la Verità, la Carità sarebbe confinata in un ambito privato.
Il principio di fraternità
       Il binomio stato mercato, sta uccidendo la socialità e quindi la relazione fra le persone. Siccome la carità è un bene relazionale e le relazioni sottendono il mercato e l’economia, allora la carità può essere principio che ispira l’organizzazione della società. Proprio perché non è assolutamente detto che la relazione debba essere soltanto mercificata.
       IL Bene Comune è un bene che si genera in una comunità e che lo si può fruire nella comunità. Quindi è anch’esso un bene relazionale.
       Oggi la società è impegnata nella costruzione del mercato (LIB=liberali) per produrre ricchezza che lo Stato (LAB=socialisti) ridistribuisce (in piccolissima parte) sottoforma di welfare, dopo aver definito le regole per concorrere al mercato.
       Non è capace di futuro la società in cui si ignora il principio di fraternità; precisamente: non è capace di progredire quella società in cui esiste solamente il “dare per avere” (visione LIB-individualista in cui tutto è mercificato) o il “dare per dovere” (visione LAB-statocentrica in cui tutto è dato per legge).
Il primato della Carità
       L’attuale modello economico di sviluppo ha relazione prive di carità. A mitigare gli eccessi di questo modello c’è lo Stato regolatore che ridistribuisce piccole dose di ricchezza (una falsa solidarietà). Entrambi sono privi di fraternità. Si è pensato all’economia no profit della società civile, ma la si è posta come un modello parallelo a quella mercantile, che avendo dimensioni faraoniche la rende innocua. Quello che è invece necessario, è che la carità sia presente in ogni relazione generata dai tre soggetti (mercato, stato, società civile).