Sousveillance. Privacy. Reputazione online dei nostri figli e spiacevoli conseguenze.

Reputazione su internet

Ormai tutti abbiamo imparato, anche a nostre spese, che un dato una volta pubblicato su internet, sui social media, in una APP dello smartphone – e non solo – è molto difficile che svanisca.

L’età alla quale i nostri figli approdano on-line è sempre più bassa e diminuisce rapidamente, più che in ogni altro momento della storia.

I nostri figli dicono e fanno cose “on-line” che sono ben al di là della loro maturità fisica.

Tutto quello che pubblicano rimane lì in maniera permanente per il resto della loro vita.

Se “chattando” con un amico, una ragazzina (oggi anche una bambina di 9 anni) dice qualcosa di inappropriato, senza sapere bene cosa significhi, questo potrà incidere sulla sua reputazione sociale e professionale quando a 20 anni sarà in cerca di lavoro.

Insegnare la privacy

Qualche anno fa le nostre prime conversazioni difficili e serie con i nostri figli erano quello sul sesso, oggi sono quelle sulla privacy per spiegare loro che quel che fanno in “Rete” potrà avere un domani un impatto non opportuno ne desiderato sulla loro vita.

Anche a scuola è bene che i docenti dedichino tempo ad educare alla privacy impegnandosi seriamente a spiegare i rischi associati alla permanenze dei dati on-line in modo che i nostri figli possano prendere decisioni in autonomia e con responsabilità.

Cosa sarà di noi, senza privacy?

Molte APP non mostrano la politica della privacy ed anche se ciò fosse nessuno le legge, ignorando così il fatto che molte scrivono: “potremmo non essere in grado di controllare come vengono trattate, trasferite ed usate le tue informazioni personali”.

In un mondo senza privacy ognuno di noi potrà avere il suo “scandalo”. Saremo costretti ad accettare la nostra vulnerabilità e fallibilità, perché ognuno di noi avrà i suoi errori e segreti conservati in dati indelebili sulla “Rete”.

Sousveillance

Conosci il significato di “sousveillance” ?

Sousveillance significa sorveglianza dal basso. Telecamere dei cellulari e tecnologie “indossabili” che raccolgono dal “basso” quello facciamo e diciamo. I nostri “ex segreti” rischiano di essere esposti al mondo da qualcuno che li rende pubblici con o senza la nostra autorizzazione.

Margo Seltzert (docente di scienze informatiche ad Harvard) ha recentemente affermato: “la privacy così come l’abbiamo conosciuta in passato non è più possibile. Il modo convenzionale che abbiamo di pensare della privacy è morto”.

Con l’avvento della “Internet delle cose”, o meglio, Internet degli oggetti (IoT, acronimo dell’inglese Internet of Things) e dei luoghi concreti siamo difronte alla proliferazione di sensori applicati ovunque sul nostro corpo, nel nostro abbigliamento e nelle nostre case (utenze, elettrodomestici, ecc.).

Oggi, abbiamo l’obbligo e l’urgenza di pensare ad una nuova privacy che almeno fissi le regole su come i nostri dati possono essere utilizzati, se possono essere venduti, a cosa diamo il consenso per il loro trattamento e per quanto tempo.

Vogliamo dire tutte queste cose ai nostri figli?

9 commenti su “Sousveillance. Privacy. Reputazione online dei nostri figli e spiacevoli conseguenze.

  • E’ molto facile rendersi conto dei risultati che otterremo con la grande scoperta di internet.
    FB è diventato un centro di business per chi lo ha creato. Ma credete che è una grande invenzione il pettegolezzo.
    Prima questo succedeva dai barbieri o in luoghi circoscritti.
    La reputazione, esiste ancora?
    Per me è sparita la vergogna e il pudore. Questo causa la spersonalizzazione dell’essere umano, quindi, cosa rischiano i giovani, sicuramente quello di perdere la propria identità e essere giudicati dai virtuali.
    E’ un fenomeno inarrestabile, le leggi penso che sul virtuale hanno poco potere ed efficacia.
    Bisognerebbe educare i giovani a non utilizzare internet perché mettere a repentaglio la propria privacy e che non può essere un mezzo per sostituire il ruolo dei genitori e dei famigliari.
    un piccolo pensiero per un tema di grande e immenso problema.

  • Caro Roberto, condivido quanto tu dici. Coincide perfettamente con le considerazioni che faccio spesso con mia moglie. Ciao Michele

  • Utilissime informazioni ed indicazioni. Grazie. Ti seguo sempre con grande attenzione. Buona giornata

  • Questo articolo è molto interessante, non bisognerebbe condividerlo come purtroppo oggi si intende la condivisione. Andrebbe condiviso nell’anima e nelle azioni accumunando le volontà e le idee per tradurre il tutto in attività che siano finalizzate alla salvezza di valori purtroppo molto sottovalutati.

    Grazie Roberto per il focus

  • Se esiste una intimita nei nostri sentimenti, nei nostri desideri, nei nostri affetti,questa va tutelata.Questo pettegolezzo globale e volgare ed indegno.

  • Buona sera, Roberto, e chiedo scusa per il ritardo…è l’inizio dell’anno accademico è sono preso da tante cose. Non sono mai entrato nei Social Network, allora non devo rinuncarci. Ma capisco perfettamente i tuoi ragionamenti. C’è tutta una cultura, o mancanza di cultura, in evoluzione. Certo che serve attenzione! Senza però negare l’utilità delle cose positive. Buona continuazione con la tua lotta! Martin

  • Il villaggio globale è questo. Non si può certo tornare indietro, forse neppure quando confessiamo i nostri peccati. Non mi scandalizzo e non censuro. Le parole sono sempre state (anche) pietre, come pensava Carlo Levi. Il buon gusto e l’eleganza, il senso della misura non sono mai stati molto diffusi. I social amplificano solo la questione. La libertà stessa di espressione, del resto, è un problema. Ma non possiamo, credo, eliminarla né limitare in alcun modo la tecnologia o chi la usa male. Possiamo fare meglio noi e insegnare a fare meglio, sperando che vada diversamente (Beppe Solaro)

  • Il fenomeno è indubbiamente importante. Purtroppo non si può fermare, nè ignorare. Chi andava in carrozza si spaventò quando comparvero le auto e lo smartphone ha soppiantato il telefono fisso (telefonare ore pasti!!!).
    Il problema non è la tecnologia ma la scarsa attrezzatura in termini di formazione umana di cui sono dotate le persone. Per riscuotere consenso le persone entrano nel “branco”; specie i giovani, E guai se un ragazzo /ragazza si sottrae alla dittatura del leader del “branco”. Se una ragazza vuol mantenersi pulita: “ma che ti vuoi fare suora?” L’obiettivo è aiutare il prossimo ad esercitare la libertà, quella suggerita da Tommaso d?Aquino: “scegliere il bene dopo averlo distinto dal male” In bocca al lupo! (Peppino Maiorano)

I commenti sono chiusi.