Riconoscersi audaci. Come?

Noi tutti abbiamo imparato a riconoscere la persona audace, dal suo slancio operoso, il suo saper osare con una sana forma di aggressività, o semplicemente con una buona grinta. E’ tipico, anche, di una persona audace il pensare ad imprese esaltanti, e sentire la necessità o meglio la responsabilità di fare cose importanti che lasciano un segno senza badare a sacrifici o rinunce personali, con coraggio e intraprendenza.

 

Essere audaci, però, non significa agire con imprudenza o l’essere irresponsabile o incosciente. L’audacia non è banale coraggio. L’audacia è fortezza, e cioè una virtù cardinale, necessaria per la vita del corpo e dell’anima. 

Di certo una virtù difficile da comprendere per quanti si annoverano tra i: rammolliti, insipidi, impauriti, a volte traditori; ed ancora: miopi, dalla visione limitata, con lo sguardo sempre per terra.  

Queste persone che non si contraddistinguono di certo per la loro audacia, possiamo anche inserirle nella categoria degli astuti o semplicemente detti: i furbi. Sono quelle persone che hanno la continua propensione ad evitare i sacrifici, a non fare sforzi oltre quelli consentiti, ad accontentarsi dei risultati a breve e che rinunciano sistematicamente a confrontarsi con obiettivi impegnativi, mete alte o al lungo termine. 

Ma è bene tenere presente che si può essere audaci per fare cose straordinarie e cose ordinarie; si può essere audaci per fare cose che finiscono nel nulla e per cose che durano per sempre.

Per questo molti saggi dicono che la magnanimità è ciò che rende “buona” l’audacia. 

Nel magnanimo non c’è posto per la meschinità; non viene a patti con l’avarizia, non fa calcoli egoistici né si serve di raggiri. Il magnanimo impiega senza riserve le sue forze in ciò che vale la pena. La magnanimità, definita la virtù delle imprese costose, è ormai una parola in disuso visti gli appellativi e tutti i termini inglesi con i quali siamo abituati a chiamare i “grandi” personaggi importanti della nostra epoca.  Abbiamo mai sentito in un telegiornale dare del magnanimo a qualcuno? E sulle riviste di management, di politica, ecc.? 

Ma chi sono i “grandi” di oggi? Come e da cosa riconoscerli? Non certo con le parole altisonanti con le quali vengono chiamati ne per le azioni superlative che hanno compiuto. 

Ciascuno di noi può essere un “grande” quando, come loro, è capace di rendere possibili i propri sogni, raggiungere i propri obiettivi, restando persone sconosciute, e che hanno imparato a rendere grandi le piccole azioni della vita di tutti i giorni.

E ditemi se non è audace l’uomo che si impegna per fare grandi le piccole cose.