PIL Famiglia e Sicurezza, Libreria Laterza – 5 febbraio 2008 – ore 18:30


Martedì 5 febbraio presso la Libreria Laterza di via Sparano a Bari si discuterà di PIL, Famiglia e Sicurezza, in un incontro moderato da Roberto Lorusso, autore con Nello De Padova del libro DePILiamoci-Liberarsi del PIL superfluo ed essere felici (Editori Riuniti, 2007). Interverranno il sindaco di Bari, dott. Michele Emiliano, il prefetto, dott. Carlo Schilardi, e monsignor Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto.

 


Accettare la sfida del BIL per aiutare le famiglie e la società a vivere meglio

 

Per riscoprire la qualità della vita e dei rapporti umani, in particolare di quelli familiari, può essere importante decidere di perseguire il BIL (Benessere Interno Lordo) e di abbandonare uno stile di vita orientato al consumo del superfluo. Il prefetto di Bari, Carlo Schilardi, e l’arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Francesco Cacucci, hanno condiviso pienamente il messaggio verso la “temperanza e la sobrietà” del libro DePILiamoci-Liberarsi del PIL superfluo e vivere felici di Roberto Lorusso e Nello De Padova (Editori Riuniti 2007), durante l’incontro organizzato presso la Libreria Laterza di Bari il 5 febbraio 2008, su “PIL, famiglia e sicurezza”, moderato da Roberto Lorusso.
 
I loro interventi sulla famiglia, il lavoro e la sicurezza sono stati particolarmente significativi e hanno evidenziato come sia importante fare un passo indietro, fermarsi un attimo e riflettere per riscoprire valori universali dell’amore, della famiglia, della condivisione e del mettersi al servizio degli altri.
È per questo che il supporto educativo, morale e affettivo dei genitori deve essere costante e forte, cosa impossibile se i genitori abdicano al loro ruolo per rincorrere il successo e la carriera. “Il problema che riscontro nelle giovani coppie è quello di vivere con un certo senso di colpa l’essere genitori che lavorano – ha detto monsignor Cacucci –, un problema che riguarda soprattutto le mamme. La Chiesa accompagna le coppie nella preparazione alla vita matrimoniale, ma non sempre riesce a essere di supporto al difficile compito di essere genitori. Impegniamoci a far questo e ad aiutare le mamme che devono poter conciliare il loro ruolo con quello di lavoratrici”. “Oggi i ragazzi subiscono forti pressioni dalla società che famiglia e scuola devono saper compensare”, ha sottolineato il dott. Schilardi. Sulla scia di tali considerazioni Roberto Lorusso ha sollecitato le istituzioni ad agire finalmente a supporto delle famiglie, con servizi e politiche finanziarie che “ci aiutino a vivere bene la famiglia, perché è il fulcro essenziale del benessere della società”.

 
Lo Stato del resto ha le sue colpe, perché è l’intero sistema politico-sociale improntato sul PIL che detta le sue leggi. Lorusso lo ha spiegato mediante questo esempio: “Il PIL misura una felicità basata sulla compravendita di merci, sul desiderio di consumo e sul falso appagamento proveniente dall’acquisto di merci spesso tanto desiderate ma in fondo inutili, perché non sono beni. Se il lavoro occupa tutto il tempo libero che come padre dovrei utilizzare per educare i miei figli (bene), in mia sostituzione devo assumere e pagare una baby sitter (merce) e, poi, per farmi perdonare e riconquistare il loro amore devo comperare loro molti giocattoli (merci); per effetto di queste mie scelte (baby sitter e giocattoli), il PIL cresce, lo Stato ci guadagna, ma la mia famiglia e la mia vita perdono di senso, di qualità e di amore. Se mio figlio, per l’assenza del padre che pensa solo a lavorare, diventa un pessimo cittadino, se guida contro mano e genera incidenti e feriti, il PIL cresce. Le ambulanze, i ricoveri ospedalieri e anche i funerali fanno mercato (crescita di PIL), ma ovviamente nulla di tutto questo rappresenta il bene comune o il benessere delle famiglie”. Impossibile non fare riferimento, a questo proposito, a una parte del discorso di Bob Kennedy del 18 marzo 1968, presso l’Università del Kansas (di cui è stato proiettato il video): “Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL misura tutto eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”.
“Purtroppo, non sempre i sacrifici che facciamo per i nostri figli corrispondono alla felicità vera”, ha dichiarato il prefetto Schilardi. “Oggi è molto facile sentire critiche al consumismo ma poi c’è una evidente contraddizione: non si fa nulla per porre rimedio a questo stile di vita – ha detto monsignor Cacucci -. E’ vero che gli indicatori offerti della qualità della vita non corrispondono alla realtà, ma allora chiediamoci quali devono essere i giusti parametri di valutazione”.

Potrebbe essere il BIL il nuovo parametro di misurazione del benessere della società? Un parametro, cioè, collegato alla produzione/consumo di beni e non di merci? Sul sito www.depiliamoci.it si potrà visionare la mappa del BIL per comprendere quali gesti quotidiani possono far decrescere il PIL superfluo e accrescere il benessere delle generazioni presenti ma anche, e soprattutto, di quelle future. Gesti capaci di ridare qualità a un paese in cui la qualità purtroppo manca e in cui la vita ha assunto una dimensione “mercantile”.

Assente all’incontro per un viaggio istituzionale ad Auschwitz e Birkenau il sindaco di Bari, Michele Emiliano, il quale ha inviato una lettera per testimoniare il suo apprezzamento al progetto DePILiamoci: “Ho molto apprezzato questo libro per il fatto che è rivolto a ciascuno di noi (…) DePILiamoci chiama in causa tutti gli aspetti della nostra vita e ci richiama alla riflessione sulle scelte che quotidianamente facciamo e su come queste – se vissute egoisticamente e con intemperanza verso il possesso di merci – abbiano ricadute negative sul bene comune. Il bene comune è un valore a cui come sindaco ho l’impegno di guardare ogni giorno, per evitare errori e per porre le basi per un futuro migliore e più equo”.

 
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