Il PIL delle donne che lavorano a casa vale il 32%

Una notizia molto interessante da non sottovalutare e che fa comprendere la cecità di tutti, dico tutti, quelli che governano.
Il PIL è solo quello becero del volgare scambio delle merci e dei distastri dell’uomo. Il PIL che contine valore, non conta per       l’economia Italiana (ed anche del mondo). Gli economisti vogliono le donne in attività di impresa e del mondo delgi affari.
Tanto il futuro della nazione (i giovani ed i bambini di oggi) è nelle mani delle baby sitter (meglio se non conoscono l’italiano).

Ottant’anni e non sentirli, o quasi. Perché la voglia di impegnarsi, in famiglia e fuori, è ancora tanta: «L’obiettivo di con­ciliare i tempi dedicati dalla donna al­la casa e a un’occupazione è ancora lon­tano, così come il riconoscimento so­ciale ed economico del lavoro di cura», osserva Tina Gallinari Leonzi, moglie, madre di tre figli e nonna, fondatrice e presidente del Moica.
Che rivendica il ruolo cruciale di circa 5 milio­ni di cittadine in Italia: «Le casalinghe hanno u­na notevole capacità amministrativa e manage­riale all’interno della famiglia; se i politici im­parassero da noi, forse il debito pubblico italia­no sarebbe inferiore», dichiara convinta. E ci tie­ne a snocciolare alcune cifre: «Studi recenti stimano che il contributo an­nuale dato dal lavoro familiare delle casalinghe sia pari a 439 miliardi di euro solo per il nostro Paese: il 32,9% del Pil, quindi un terzo della ric­chezza prodotta».
Un patrimonio ancora da valorizzare, quello delle casalinghe. Per questo la presidente del Moica rivolge un appel­lo al Parlamento: «Le leggi in vigore hanno bi­sogno di modifiche so­stanziali, soprattutto in tema di trattamento pre­videnziale e prevenzione, e di copertura degli infortuni domestici».

Maggiori tutele, quindi, per coloro che «rap­presentano un anello di congiunzione con il si­stema dei servizi. Lo Stato, ad esempio, non do­vrebbe dimenticarsi delle casalinghe vedove». Tuttavia alcuni spiragli si stanno aprendo: «Du­rante la Conferenza nazionale della famiglia, svoltasi a novembre a Milano, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi mi ha assicurato il suo interesse perché venga riconosciuto il lavoro familiare, come contri­buto al benessere e al progresso della società» «Ma non chiediamo soltanto – ci tiene a preci­sare Leonzi – . Nel nostro Statuto c’è molto di più che una rivendicazione settoriale». L’associa­zione, infatti, chiede alle aderenti di ‘uscire’ e cimentarsi in vari ambiti. La creatività non man­ca, vista la mole di iniziative realizzate e in can­tiere; tra le ultime ad aprire i battenti, quella del Punto famiglia di Borgo Wuhrer, a Brescia, rea­lizzato con il Forum delle associazioni familia­ri: un nuovo spazio per offrire a genitori e figli ascolto, confronto e orientamento ai servizi co­munali.

La presidente del Movimento casalinghe rilancia la sfida: previdenza e copertura degli infortuni tra i nostri obiettivi 

Una notizia Da Leonzi (Moica) – avvenire 3 dic 2010