Genitori, ragazzi e tecnologie a portata di mano.

Le tecnologie a portata di mano, semplificano la vita, soccorrono nell’emergenza ma rendono meno reattivo il cervello dei nostri ragazzi.Purtroppo è verità anche accertata da recenti studi fatti da ricercatori di un’università americana.

Ma la colpa non è solo di internet. In realtà moltissimi degli apparecchi digitali che popolano la nostra vita quotidiana hanno una doppia faccia: da un lato ci aiutano a compiere ogni tipo di compito, dall’altro ci rendono sempre più pigri. Un fenomeno che riguarda in particolare i più piccoli.
Secondo una rivista scientifica inglese i ragazzi intorno ai 10 anni riescono a usare fino a cinque dispositivi elettronici contemporaneamente.
Questo li rende capaci di compiere molte azioni nello stesso tempo ma ha conseguenze negative sul benessere del corpo – perché aumenta il rischio di malattie – e del cervello, sempre meno stimolato a usare le proprie capacità per risolvere i problemi della vita quotidiana.
Eppure le tecnologie sono preziose perché oggi permettono di conoscere il mondo come mai era successo prima nella storia dell’uomo. Che fare allora? La soluzione sta nell’educazione: sì alle tecnologie, ma solo dopo aver imparato il loro uso corretto, conosciuto le loro potenzialità e compreso i rischi. Un obiettivo che si può raggiungere solo grazie a buoni genitori, attenti che sanno dedicare il loro tempo ai figli.
Come per esempio quando si tratta di fare ricerche.
Internet e i motori di ricerca influenzano ormai il modo in cui si studia e si impara. Direi che hanno influenzato anche il modo con cui si insegna!
Wikipedia, per esempio, è uno dei siti più frequentati dagli studenti (e dagli insegnanti) di ogni ordine e grado.
Google, in particolare, secondo uno studio della Columbia University, sta anche diventando una specie di «memoria esterna» sempre a disposizione. Tanto è vero che le ricerche non si conservano più sul proprio computer (occupano spazio inutilmente) tanto sono sempre li a nostra disposizione.  Il motore di ricerca americano mette a disposizione potenti strumenti pensati proprio per gli studenti, come Google Scholar. Si tratta di risorse preziose per chi vuole studiare, approfondire, conoscere ma sarebbe un errore usare questi strumenti come uniche fonti.
Buona regola sarebbe insegnare ai nostri figli a far interagire queste tecnologie moderne con i metodi classici, come le ricerche in biblioteca.
Tra gli strumenti che sono a portata di mano (ormai sin dalla piccola età) ttroviamo il nostro carissimo telefonino cellulare. L’oggetto dal quale è difficile separarsi. Anche per noi genitori è lo strumento che contiene i dati più importanti: contatti di conoscenti, amici, colleghi di lavoro, ecc. Le rubriche telefoniche e le agende elettroniche dei telefonini hanno semplificato la vita di tutti coloro che devono ricordarsi anche di numeri delle carte di credito, password, appuntamenti importanti e cosi via. E poi con l’uso degli smart phone abbiamo la possibilità di avere a portata di mano con facilità sempre più informazioni personali, culturali e professionali. Il rovescio della medaglia, però, è che spesso non ci si ricorda nemmeno il numero del proprio telefono di casa o quello del coniuge e ci si sente smarriti quando non è possibile usare il cellulare. L’esaurimento della batteria, per esempio, può avere conseguenze drammatiche. Alcuni, poi, si sentono in grave disagio in quelle situazioni in cui non possono usare il telefonino (vedi aereo), per non parlare di quello che succede (vere crisi) quando ci si dimentica a casa il cellulare.
Un nuovo problema: La Lingua Italiana si restringe.
Se da un lato le e-mail hanno semplificato la comunicazione scritta, rendendola più veloce ed efficiente, dall’altro hanno quasi mandato in pensione le lettere cartacee e soprattutto un modo di scrivere più complesso e articolato. Questo vale ancora di più per gli sms, che spesso vengono preferiti alle e-mail, e che hanno semplificato e contratto la scrittura all’inverosimile, con sigle e abbreviazioni al posto delle parole tradizionali.
Il fenomeno è talmente radicato nei giovani, e non solo,che non sono rari i casi di persone che quando scrivono a penna usano le abbreviazioni in automatico. Così rischiamo di dimenticarci, però, non solo come si usa l’italiano ma anche la bellezza della nostra lingua.