Chi paga la green economy? si può andare oltre?

La domanda da porsi è: in una situazione di crisi come quella che stiamo attraversando, come possiamo permetterci di sovvenzionare le energie verdi e credere che sempre più persone possano permettersi di pagare di più per prodotti ecologici? 
Ho trovato la risposta leggendo una intervista Gunter Pauli imprenditore, economista autore del libro " The Blue economy".
 
"La green economy è il risultato del duro lavoro, delle strategie e dei sogni di molti di noi. A 30 anni di distanza dobbiamo però renderci conto che, nonostante si siano compiuti considerevoli passi avanti, siamo ancora lontani dall’averla realizzata. Poi è sopraggiunta la crisi. I consumatori ne hanno risentito, si sono tagliati posti di lavoro e pensioni. 
 
Il problema è che abbiamo fatto del nostro meglio, però non abbiamo raggiunto più dell’1% dei consumatori e appena l’1% di energia. 
Questa non vuole essere una critica ma una profonda riflessione su come agire meglio". 
 
Il consiglio di Pauli è quello di prendere in considerazione tutte le innovazioni pronte per essere messe in atto e in molti casi già realizzate e commercializzate su scala locale, capaci di modificare radicalmente il modello economico diffuso, e grazie all’introduzione di tali innovazioni (ispirate dalla natura) sarà possibile trasformare il sistema globale. 
 
E conclude: "Innovando e generando ulteriore reddito, con più valore aggiunto, si creano quindi più posti di lavoro, creando così il capitale sociale, soddisfacendo i bisogni fondamentali di tutti con ciò di cui disponiamo".
 

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