A-crescita e felicità sostenibile

“Crisi economica e inquinamento globale sono nati insieme e insieme vanno combattuti con strategie che guardano al profitto ma anche all’ambiente”. Sono parole di Giorgio Ruffolo, giornalista, che desidero condividere con voi. Ruffolo come Pallante ci introducono al tema della Felicita sostenibile.


La crisi finanziaria e quella ambientale – sostiene Ruffolo – costituiscono una sfida “pesante” per l’Intero paese e dovrebbero essere affrontate con un modello alternativo di sviluppo che eviti sia l’indebitamento della finanza che quello della natura. Entrambe sono state provocate da crediti fittizi che non possono in entrambi casi essere restituiti: si pensi ai danni irreversibili arrecati ai risparmi di milioni di famiglie o alle mutazioni geologiche e climatiche del nostro pianeta che tanto hanno influito sugli ecosistemi e gli organismi viventi, determinando processi evolutivi ed estinzioni.

Guardando la realtà attuale, possiamo sperare in un futuro di benessere e di serenità? E’ realizzabile un’economia che eviti sia l’indebitamento del denaro sia quello con la natura?
 <<Ci sono – dice Wolfgang Sachs su Lettera internazionale – quattro modi di affrontare il problema:

  • Privatistico: ogni paese può “far provvista” delle risorse naturali senza curarsi delle conseguenze per gli altri.
  • Forzare l’offerta: cercando ad esempio petrolio in posti sempre più remoti e in quantità minime. 
  • Efficienza: utilizzando nuove tecnologie che tendano a ridurre l’uso delle risorse energetiche per ottenere un concreto risparmio.
  • Investire sui fini e non sui mezzi: diminuendo le nostre pretese, le nostre aspirazioni anziché le nostre operazioni.

Non si tratta però di “decrescita” ma di “a-crescita”. Si tratta di uno sviluppo sostenibile nel senso che ciò che cresce non è la quantità di beni, ma la capacità di goderne: non l’avere ma l’essere>>.
Sempre sul numero di “Lettera internazionale”, “il banchiere dei poveri” Muhammad Yunus dice che <<questa crisi deve essere presa come un’opportunità di ridisegnare l’economia e il sistema finanziario a livello globale>>. La sua idea è che si possa pensare ad un mercato sociale che si orienti alla diffusione del benessere e della “felicità” e non alla massimizzazione del proprio guadagno.
La crisi che stiamo subendo ci mostra che il nostro capitalismo è inammissibile, il costo da pagare è altissimo per l’intera collettività.
Adam Smith diceva nella sua “Teoria dei sentimenti morali” <<Il principio fondamentale della vita morale è il sentimento della simpatia: gli uomini sono naturalmente portati a giudicare positivamente le azioni che contribuiscono alla socievolezza reciproca. Questo giudizio riguarda non solo le azioni degli altri, ma anche le nostre proprie. Ciascuno di noi ha, infatti, uno "spettatore imparziale " dentro di sé, che gli consente di valutare le sue azioni con gli occhi degli altri in base quindi, alla loro accettabilità dal punto di vista sociale. >> La stessa coscienza morale non è per Smith un principio razionale interiore, ma presenta un carattere prevalentemente sociale e intersoggettivo. Infatti, la felicità di ognuno è possibile soltanto attraverso la realizzazione del bene degli altri.

Fonte: da ESPRESSO “ Felicità sostenibile”