Suicidio demografico, l’Italia ad alto rischio

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Ecco alcune riflessioni personali dopo aver letto l’artiolo dal titolo: “Suicidio demografico, l’Italia ad alto rischio” pubblicato sulla pagina “Primo piano” di Avvenire del 24/03/2010.

 

Nella pagina viene presentata efficacemente una realtà che lascia sconcertati. Nel nostro paese ci si avvia ad un suicidio demografico, dato che il 50% delle famiglie è senza figli. Molteplici le cause che rendono le culle vuote, secondo i risultati di ricerca a cui fa riferimento l’articolista Antonella Mariani. Incidenza spese per il mantenimento di un figlio con eccessi per alcune famiglie che godono di maggiori opportunità e di incidenza minore per quelle con bassa disponibilità economica.
Il rapporto CISF parla chiaro. Dati alla mano: € 2950 per spesa media mensile delle famiglie con minori a carico; € 2250 per le famiglie senza minori, costo medio mensile per il mantenimento di bambini tra 0 e 5 anni € 317. La spesa per i figli sul totale dei costi varia dal 32,5% al 39,8%; per quanto riguarda solo cibi e bevande l’ammontare delle uscita varia da 546 a € 634.Di certo la crisi economica pesa gravemente sulle famiglie con figli. Infatti solo il 22,4% delle famiglie dichiara di chiudere il bilancio con una certa facilità; i problemi sono per lo stragrande numero di famiglie. Il che trova ovvia spiegazione nel fatto che, l’Italia destina la spesa sociale delle famiglie 2 punti percentuali di PIL in meno rispetto ai paesi quali, la Francia o la Germania. Da ciò scaturisce la necessità di riportare la famiglia al centro dell’agenda politica e dare sostegno, come sostiene il Presidente della Camera Fini ai giovani che costituiscono una categoria strutturale debole nella società. Il perché il nostro paese metta pochi figli al mondo viene chiarito in un articolo a fondo pagina. Di certo molteplici le motivazioni: la mancanza di soldi, difficoltà a conciliare il tempo di cura familiare e quello di lavoro, la casa piccola, precarietà del lavoro, assenza o carenza di servizi.. Ma il fattore che gioca un ruolo molto importante è la paura di gestire una famiglia per via delle responsabilità. Oggi, infatti, non si sa più come educare i figli, dato che si è persa la trasmissione culturale tra le generazioni. Diversi i modi di pensare e di agire. Famiglie nelle quali si pensa che il bambino debba avere tutto e non solo l’essenziale, ma anche giochi costosi, abiti firmati e famiglie nelle quali l’affetto e la presenza genitoriale e l’essenziale sostituiscono tutto ciò che è vano ed inutile. Il bambino, rimarca il sociologo Donati ha bisogno di un ambiente relazionalmente valido e non tanto del superfluo; egli deve esser messo al centro di tutto, perché è una ricchezza relazionale che crea relazioni. Grazie a queste relazioni egli supererà le piccole gelosie l’ invidia e ciò sarà importante per lui. Le relazioni sono di vitale importanza perché oggi si nota che i figli unici, privi di relazioni, si rifugiano nell’isolamento. Di certo per incrementare le nascite sono necessari prestiti, interventi sulla fiscalità per aiutare le famiglie, ma il problema centrale delle famiglie è cambiare la prospettiva culturale. Di certo in tale maniera si vivrà meglio in famiglia dove la cooperazione, l’amore tra i vari membri, il valore dato alle cose semplici saranno le autostrade verso un sereno ed equilibrato vivere.