Poveri e miserabili: le due facce del capitalismo

Voglio riprendere alcuni dati di un articolo pubblicato su Greenreport.it, giornale on line molto attento alle dinamiche ambientali connesse a quelle politiche e sociali.
"le disuguaglianze sono la causa prima della crisi economica che devasta il mondo occidentale, la finanza sregolata la causa seconda. Le differenze di guadagno tra operai e manager, passate negli ultimi decenni da 1/30 a 1/300 hanno prodotto un forte calo della domanda mentre il volume dell’economia finanziaria è arrivato a 8 volte l’economia reale, 600 trilioni di dollari contro 80 trilioni di Pil mondiale. In Italia nel 2010 sono aumentati sia i poveri, da 7,8 milioni a 8,3 milioni che i nuovi poveri, occupati che non arrivano a fine mese, colpendo soprattutto le famiglie numerose, giovani e Mezzogiorno»."
Come si capisce subito da questi pochi dati, la povertà è un dato inconfutabile, un cancro generato da un sistema, un modello mentale che vuole solo divorare, ma non si accorge che sta divorando se stesso. Allo stesso modo, però, esistono anche i miserabili quelli che pensano di trarre vantaggio dall’accumulo sfrenato di ricchezza sulle spalle di folle sterminate. Questo, infatti, è l’unico modo in cui si può spiegare la ricchezza di alcuni "uomini" a capo di grandi multinazionali.
Sempre questi, però, non si accorgono che in questo modo cadono nella miseria più profonda, perché svuotano la vita della vera ricchezza, che sono gli altri e perdono tutti i valori che caratterizzano l’UOMO.
Chi ci guadagna da tutto questo? Potrei rispondere provocatoriamente NESSUNO.
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