Nicodèmo e l’Apprendimento.

La lettura casuale – ma contemporanea – di due testi, uno professionale ed uno biblico, mi ha sollecitato questa piccola riflessione che ho pensato di condividere con te. Nel primo testo, Peter Senge (prof. del MIT per l’approccio sistemico e delle learning organization) insegna: Normalmente, e nella maggioranza dei casi, dopo che abbiamo partecipato ad un momento formativo (o ad un incontro culturale) accade poco o niente. E se impariamo qualcosa questo avviene attraverso: l’apprendimento reattivo.

 Questo apprendimento è caratterizzato dall’utilizzo (download) di modi di pensare abituali e di visioni del mondo con le quali abbiamo più familiarità e di cui disponiamo caratterizzazioni e categorizzazioni. Il “download” dei nostri modelli mentali ci porta a vedere solo ciò che siamo preparati a vedere. In un certo senso, quello che vediamo è il nostro passato, nella forma dei nostri modelli mentali che riflettono le vecchie esperienze. Scartiamo sempre interpretazioni e opzioni che differiscono da ciò che conosciamo e di cui ci fidiamo, e agiamo per difendere i nostri interessi. In questa tipologia di apprendimento le nostre azioni non sono altro che abitudini riprodotte, in cui finiamo inevitabilmente per rafforzare modelli mentali prestabiliti. Nella migliore delle ipotesi diventiamo più bravi a fare quello che abbiamo sempre fatto. In sintesi: Il pensiero è governato da modelli mentali prestabiliti e l’azione è governata da abitudini consolidate. Non cambia nulla. Zero Apprendimento.

 

Il secondo testo si riferisce ad un brano del Vangelo di Giovanni (cap. 3, 1-12) che racconta dell’incontro notturno di Nicodemo con Gesù. Leggilo attentamente alla luce di quanto sopra.

Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo?

 

Un dialogo meraviglioso che ci trasporta in tutta la profondità di un “sapere” che è di Dio a cui lui ci chiama. Noi come rispondiamo? E Nicodèmo?

Se ci è stato apprendimento da parte di Nicodèmo lo scopriamo solo continuando a leggere il Vangelo di Giovanni (cap. 7, 50-51): Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro (membro del Sinedrio), disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?» – ed ancora (cap. 19, 39,40): Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura.

 

Adesso mi chiedo (e forse lo stai facendo anche tu): quando leggo il Vangelo – o quando ascolto le parole del Papa – con quale modello mentale mi appresto? Mi approccio in modo tale che la Parola possa generare in me un vero cambiamento di vita per assomigliare più a Cristo?