Lotta agli sprechi alimentari: il 2014 ha un buon inizio.

E’ nato un programma nazionale per prevenire gli sprechi alimentari che partirà entro la prossima primavera.
Inoltre è stata proclamata una giornata nazionale – il 5 febbraio prossimo – in cui per la prima volta in Italia saranno convocati gli Stati generali contro gli sperperi di cibo e, infine, si mette a punto l’iniziativa di proporre il 2015 come Anno europeo contro lo spreco.

La task force è stata costituita in seno al ministero dell’Ambiente, che ha come obiettivo quello di avviare una campagna educativa nelle scuole e nei territori per tentare di recuperare i 2 milioni di tonnellate di cibo dall’agroindustria e le 300mila dal commercio e dalla distribuzione che ogni anno finiscono al macero.



Da un articolo di Alessia Guerrieri pubblicato sul quotidiano Avvenire il giorno 19 dicembre 2013:

Il gruppo di lavoro, coordinato dal presidente di Last Minute Market Andrea Segré, aperto comunque a tutte le realtà che vorranno contribuire a definire il Pinpas, è basato soprattutto sullo scambio di buone pratiche già avviate in molti territori. Sarà così proprio il 5 febbraio, data in cui viene indetta una Giornata nazionale contro lo spreco, ad essere la prima tappa di un confronto tra enti, imprese e associazioni per capire quali misure applicare lungo la filiera per abbattere il dispendio di alimenti e delle energie necessarie alla sua produzione. In più, nascerà anche la campagna nazionale di comunicazione per rendere più consapevoli i consumatori; di qui l’aiuto dei testimonial del mondo della cultura scelti dal ministero per ‘metterci la faccia’: l’attore Giobbe Covatta, la scrittrice Susanna Tamaro e il regista Maite Carpio.

È sulle famiglie e sui bambini che bisognerà investire di più. Fra il frigorifero e la pattumiera, infatti, finisce ogni anno lo 0,5% del Pil. Il cibo, ricorda il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, ha «un valore più alto di quello che gli attribuiamo» e dietro il suo spreco «c’è anche uno sperpero di risorse ambientali che non ci possiamo permettere». Anche il suo smaltimento, poi, ha un costo per la collettività. Il paradosso, insomma, è proprio che mentre aumentano in Italia i poveri, cresce anche il volume degli alimenti buttati. Uno «schiaffo» alle persone che hanno difficoltà ad accedere ai consumi.

Per loro, lungo lo Stivale, c’è una rete di realtà caritative che corre in soccorso, anche recuperando le eccedenze alimentari dalla grande distribuzione o dalla ristorazione. Basta pensare al Banco Alimentare, che raccoglie ogni anno 20mila tonnellate di viveri, o agli empori della solidarietà della Caritas, dove invece confluisce «quella solidarietà minuta dei territori», la chiama il responsabile area nazionale, Francesco Marsico. Lo sforzo dei prossimi mesi, da compiere tutti insieme – dice – è proprio «implementare e strutturare, con uno sguardo di sistema e una rilevazione nazionale», questo settore. L’incremento del recupero a scopo sociale, perciò, è una delle linee su cui bisognerà lavorare, anche secondo il presidente del Banco Alimentare Andrea Giussani, che plaude all’iniziativa del ministero e si dice disposto «con vigore a mettere a fattor comune l’esperienza e le competenze nei processi logistici e di sicurezza alimentare, già sperimentati nei nostri 25 anni di attività ».