Dall’inchiesta realizzata dalla Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite


I giovani europei tornano a pensare che i figli diano la felicità
di Nicoletta Tiliacos,
da Il Foglio, 2 luglio 2008

In un fotoromanzo dell’Aied di metà anni Settanta, diffuso per promuovere la contraccezione, una giovane coppia senza figli incontrava al parco una ex compagna di scuola di lei.


Una donna irriconoscibile, invecchiata, devastata, incinta per la terza volta e orrendamente infelice. L’equazione era chiarissima: i figli sono sacrificio e sofferenza, chi vuol esser lieto se ne tenga il più possibile alla larga.

 

Ricerca europea sulle giovani coppie
Quel fotoromanzo è preistoria. Cresce sempre di più, nel nostro continente, il numero di giovani coppie che identificano la felicità con il fatto di avere bambini. Lo dice un’inchiesta realizzata dalla Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite, che ha coinvolto 165 mila persone nei quindici paesi dell’Europa allargata. Uno dei responsabili dello studio, che è stato presentato a maggio in una conferenza di tre giorni, a Ginevra, è il professor Francesco Billari, docente di Demografia all’università Bocconi di Milano. Al Foglio, Billari spiega che «i risultati di quella ricerca servono anche a inquadrare meglio la recentissima inchiesta del New York Times sulla denatalità europea. Perché certamente il calo demografico c’è, ma assistiamo insieme a un importante cambio di prospettiva e a un nuovo atteggiamento da parte delle giovani coppie. Se andiamo a guardare le relazioni tra la fecondità e le variabili relative al benessere economico e alla soddisfazione della vita quello che ormai anche in termini tecnici si chiama ‘felicità’, e che riusciamo a misurare in termini attendibili – scopriamo che nei paesi europei in cui si è più felici e in cui il benessere è più elevato si fanno più figli. I bambini si fanno dove si sta meglio, dove c’è un maggiore sviluppo umano e un maggiore benessere, anche economico.

Benessere e felicità sono associate alla nascita dei figli
In queste società avanzate la felicità e la fertilità appaiono, stando ai dati più recenti, intimamente connesse, ed è un grande cambiamento rispetto al passato, quando fare figli era tipicamente associato a un minore benessere economico, o addirittura a situazioni di arretratezza culturale ed economica. Questo è il risultato che otteniamo se esaminiamo la questione dal punto di vista delle relazioni tra i diversi paesi". Ma anche a livello individuale le cose non cambiano, spiega ancora il professor Billari: "Quando studiamo le intenzioni rispetto all’avere bambini nei prossimi tre anni, scopriamo che la visione del figlio come apportatore di felicità risulta statisticamente molto importante in tutti i paesi. In particolare, vediamo che il maggiore ‘ritorno’ in termini di felicità lo si osserva, per esempio, in nazioni come la Francia, dove è diffusa la sensazione di poter avere figli e insieme una vita lavorativa normale (parlo soprattutto per le donne, ma la cosa riguarda anche gli uomini)».

Cambio di tendenza anche in Italia
Questa nuova e in parte inaspettata visione del figlio come vettore di felicità-ricchezza e non di costrizione-povertà va letta con attenzione, spiega Billari, soprattutto per capire cosa fare in Italia, tra gli ultimi posti in Europa per nascite, come ha confermato il rapporto dell’Istat reso noto proprio ieri e relativo al 2006. Perché "da noi è difficile combinare l’avere figli e una soddisfacente qualità della vita, anche lavorativa". Il cambio di prospettiva, l’inversione di tendenza che stabilisce una relazione diretta tra benessere e numero di figli, «sono avvenuti più o meno dalla metà degli anni Novanta in poi. Ma attenzione puntualizza Francesco Billari – questi cambiamenti di prospettiva li registriamo in società dove il numero di figli rimane comunque basso, tra uno e due. Però vediamo che sono più vicini a due quelli che stanno meglio e più vicini a uno quelli che stanno peggio. Siamo tuttavia ben lontani da società come quelle dei paesi nordici o degli Stati Uniti, dove si fanno tre o quattro figli in media».

Nelle società avanzate fare figi è una gioia
Un’altra indicazione importante emersa dallo studio della Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite è che "le coppie non pensano certo al benessere della nazione o dell’economia, quando decidono di fare figli, ma semplicemente al proprio benessere. La loro è, in un certo senso, una scelta ‘egoista’, è la scelta di godere della pura e semplice felicità individuale di avere un figlio. Si fanno più bambini dove si riescono a rendere compatibili scelte familiari e benessere. È quello che accade nella nuova ‘fecondità di equilibrio’ dei paesi nordici, dove fare figli è una gioia e non un sacrificio o un dovere o un imperativo enfatizzati come tali. Si tratta di società avanzate, ad alto tasso di fertilità, dove gli individui vivono i figli come fonte di felicità".

 

[Fonte immagine: www.repubblica.it]