Collegialità

 La collegialità è uno stile di leadership, ed anche un metodo di lavoro. Tutti gli imprenditori ed i loro manager sanno dell’importanza della collegialità, ma spesso l’urgenza delle decisioni con consente di viverla pienamente.
Il nemico numero uno della collegialità é il tempo che necessità per essere vissuta ed i relativi costi delle persone che vengono coinvolte.

Quel tempo che ci manca sempre ed i costi che devono diminuire. Ma è lo stesso tempo che non sappiamo gestire. Quel tempo che è tiranno di fronte a decisione cha vanno prese al momento e che si moltiplicherebbe se dovessimo coinvolgere altri nel processo decisionale.
Ma è proprio così?
Non è forse che decisioni prese senza aver ascoltato gli altri sono proprio quelle che oggi ci costano di più e ci richiedono nuove decisioni più urgenti di prima? Abbiamo mai pensato che se avessimo dedicato il tempo giusto, quello che occorre per prendere una giusta decisione – coinvolgendo chi andava coinvolto – forse oggi avremmo meno problemi e meno costi? 

La collegialità è un metodo di lavoro che consente la “partecipazione” ed è la partecipazione che genera “successo”.

A quanti non ne hanno mai provato l’ebbrezza, informo che la collegialità è cosa molto diversa dalla unanimità.

La divergenza di vedute, infatti, è una ricchezza ed è la dimostrazione di senso di responsabilità delle persone coinvolte in un Board (o un CdA o in un qualsiasi Gruppo di Lavoro).

Nel lavoro collegiale non ci sono “vittorie” personali, e le “mancate vittorie” sono motivi di crescita.

La volontà espressa dal Board è sempre una sola volontà, unica. Anche se una decisione è presa a  maggioranza, la volontà di adottarla è di tutti.

Cosa bisogna fare per vivere la collegialità

1 – Studiare ed approfondire ogni argomento è il primo passo per ottenere collegialità. In caso di necessità, per questioni particolarmente complesse, può essere utile affidare a terzi esperti nuove ulteriori indagini. Le decisioni saranno prese sempre con maggiore rapidità se prima si è provveduto ad un adeguato lavoro preparatorio svolto con il massimo della professionalità, con documentazione scritta riportante dati oggettivi.

2 – Avere amore per la libertà degli altri, dedicando il tempo necessario all’ascolto. Amare la propria libertà, anche nel non farsi sottrarre tempo (la nostra unica risorsa che non può essere chiesta in prestito e che, una volta consumata, non torna più).

Conseguenze pratiche:
– Ogni riunione deve essere convocata per tempo e deve riportare: l’ordine del giorno (e per ognuno dei punti il nome del relatore), la data, il luogo, l’ora di inizio e di fine.
– L’odg potrà essere integrato/modificato solo nei casi in cui la decisione da adottare è valutata da tutti di “massima importanza” e viene affrontata con la dovuta attenzione.
–  Al relatore che espone l’argomento è dovuta, da parte dei colleghi, una piena attenzione volta alla collaborazione e non al mero giudizio critico.

3 – E’ necessario evitare le comunicazioni informali (per strada, al telefono, nel corridoio, a tavola, ecc.) che riguardano lavori di competenza del Board. E questo anche al fine di evitare “interpretazioni diverse”, i commenti da parte di altre persone e anche di procurare fastidi a qualcuno. E’ bene riconoscere che il telefono (molto spesso anche la mail) toglie importanza e la giusta attenzione agli argomenti, stimola la frettolosità, alimenta l’impulsività, favorisce la superficialità, ecc.

4 – Vivere il “silenzio d’ufficio” rispetto all’andamento delle riunioni. Ciò che succede dentro un Board rimane dentro il Board. Le conseguenze della violazione di questa norma elementare si possono riassumere brevemente nella  “disunione” che porta alla perdita della credibilità e dell’immagine del Board, ed alla nascita della faziosità e del disordine. La comunicazione all’esterno del Board deve essere “unica” ed anche nel caso in cui un membro venga delegato a ciò, egli parla in nome e per conto del Board. Nella comunicazione va sempre dato risalto alla formazione collegiale della decisione.

5 – Non accettare cose fatte male; esigere sempre la qualità specialmente nelle piccole cose che sembrano di minore importanza. Correggersi vicendevolmente (tutti siamo soggetti all’errore), facendolo di persona delicatamente e con lealtà. Ringraziare chi ci aiuta ad essere migliori.

E’ troppo difficile? Non credo, è solo questione di volontà e di esercizio. Quando si impara a governare con la collegialità si prova la sensazione di successo appena si prendono le decisioni e poi si vive tanta, ma tanta, serenità.

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