Impresa e Responsabilità Sociale


Il corso residenziale “Impresa e Responsabilità Sociale” gestito dalla Cedel – cooperativa sociale educativa ELIS, è stato organizzato dalla Residenza Universitaria del Levante di Bari e dall’Università Pontificia della Santa Croce.

Iniziato in perfetto orario – alle ore 12.00 del 14 aprile e terminato alle ore 16.00 del 16 aprile – è stato magistralmente diretto dai due promotori-ispiratori, l’Ing. Girolamo Inzerillo, direttore della Residenza del Levante, e il Consulente per l’innovazione e l’apprendimento continuo Roberto Lorusso.

Il corso, rivolto ad imprenditori provenienti da tutta Italia, è stata una buona occasione per riflettere in profondità sui fondamenti dell’attività imprenditoriale.
Sul presupposto – da tutti condiviso – secondo il quale “…al giorno d’oggi è importante riservare un po’ di tempo per riflettere. Interrogarsi sul senso profondo di ciò che facciamo e ciò che siamo, è un beneficio per la persona, per le nostre imprese e, di conseguenza, per tutta la società”.
I lavori sono cominciati partendo dalla definizione di “impresa socialmente responsabile”.

Il confronto su questo tema, ha generato la seguente definizione: “le imprese socialmente responsabili sono quelle che riconoscono di non poter competere con successo senza una legittimazione sociale, e che sanno benissimo di essere premiate dal mercato soprattutto sulla base delle loro performance sociali: i loro profitti aumentano quanto più i comportamenti e valori sono in sintonia con i valori ritenuti rilevanti per la comunità. Sono imprese moralmente e socialmente “sane”, non solo finanziariamente. Sono imprese che prendono decisioni avendo ben presente che l’ambiente è “risorsa” e “casa” per tutti gli uomini, e quindi hanno ben presente che: 1) le risorse naturali sono limitate e alcune di esse non sono rinnovabili; 2) l’attuale ritmo di sfruttamento compromette seriamente la disponibilità di alcune risorse naturali per il tempo presente e per il futuro; 3) la crescita economica di pochi non può più essere ottenuta a discapito di interi popoli e, soprattutto, delle future generazioni”.

Guarda il video del Corso

 

DIARIO DI BORDO

Dopo l’arrivo dei Congressisti, puntuali alle ore 12.00 di lunedì 14 aprile, i Congressisti hanno incontrato Ettore Bernabei per una conversazione che si è rivelata, secondo le aspettative, straordinariamente interessante. Attraverso la sua storia personale e professionale Bernabei ha “raccontato”un cinquantennio dell’Italia dell’Informazione, e dell’Italia politica, economica, sociale, culturale, religiosa.

Lunedì, 14 aprile 2008

ETTORE BERNABEI
Bernabei, accomodato su una poltrona al centro di un salone ricco di quadri antichi, e circondato da una platea attenta e silenziosa, racconta con dovizia di particolari la sua vita professionale a partire dalle sue prime esperienze artistiche, teatrali e radiotelevisive, sino al momento in cui approda al mondo dell’imprenditoria, in qualità di Amministratore Delegato di una società di Infrastrutture e Porti. Dopo questa breve introduzione, con il volto illuminato, ricorda quando, nel 1991, all’età di 70 anni decise, con altre dieci persone, di creare una società di Produzione la LUX. L’idea trainante era quella di fare una “televisione” diversa da quella del tipo corrente, a buon mercato, tesa a favorire l’incremento dei consumi e che adottava modelli di comportamento “virtuali e fuori dalla realtà”. Ancora oggi, dice Bernabei “ tutta la televisione, non solo quella italiana, è fuori dalla realtà. La TV Reality, è tutta falsa, copioni scritti per non attori e/o per pessimi attori. E’ una televisione “inquietante” dice. Il 96% degli Italiani vede statisticamente 3 ore di televisione, mentre solo il 3% non vede mai la televisione. Negli anni “60 , “70, la Televisione era coerente al paese e la gente andava a dormire la sera senza “inquietudine”; oggi invece la televisione consegue un risultato antitetico a quello che perseguiva in passato e che dovrebbe perseguire: anziché addormentare, riposare, non fa altro che inquietare. Sollecitato da una domanda precisa che “oggi il modello è anglo-americano, di impronta immanentista-presenzialista-relativista-edonista. Dà l’impressione che tutti possono avere tutto, senza sacrifici, tutte le donne più belle, i soldi, ecc. La televisione di oggi è “atea” DIO non è presente, è ignorato. Anche durante la diretta da San Pietro, DIO è assente, DIO è presente solo quando parla il Papa. Si può invece fare una “televisione”partendo dall’idea creazionista e alla LUX l’hanno fatto con ben 21 film proiettati in 143 paesi del mondo. Alla domanda se è possibile conseguire un profitto senza rinunciare alla qualità, la risposta di Bernabei è decisa: sì, certamente. E a questo proposito ricorda il Film su Giovanni XXIII che ha ottenuto il 52% di share, conseguendo un primato mai superato in 25 anni. Peraltro, precisa, il film è rigoroso, non è devozionale. Giovanni XXIII non è proposto come una figura angelica, ma come uomo e va sottolineato che il 32% degli spettatori ha visto il film non per motivi religiosi. Il Pontificato di Giovanni XXIII è un fatto storico, bisogna quindi trovare il modo per interessare il pubblico. E’ quindi possibile fare con successo una TV creazionista, occorre trovare modelli coerenti e dare la possibilità di accettarla o meno, senza alcuna forzatura.


Al termine dell’incontro con Bernabei, c’è stata la presentazione di tutti i Congressisti e, alle 16.30 l’incontro con Enrique Colom.

ENRIQUE COLOM – Professore Ordinario di dottrina sociale della Chiesa. Consultore del Pontificio consiglio della Giustizia e della Pace. Membro del Comitato scientifico di dottrina “La società”. Autore di Numerose pubblicazioni
Enrique Colom ha discusso di “Etica ed Economia” evidenziando che occorre fare bene le cose, in particolare con “Intelligenza, Cultura, Professionalità”. Esordisce affermando che un ecclesiastico può dire liberamente la sua in politica, ma deve essere chiaro che ciò che dice è la sua opinione, non quella della Chiesa. Si interroga e interroga i presenti sul significato vero di ETICA (generalmente – dice Colom – l’Etica è considerata ciò che non si può fare) e MORALE (che dice è una scienza che può aiutarci a capire i valori verso i quali tendere). C’è un disordine – spiega Colom – nella nostra materia che può tendere al male. Non sempre siamo in grado di distinguere il bene dal male e porta l’esempio di Adamo ed Eva – se il Signore non vuole che si mangi la mela di quell’albero, verrebbe da dire, Signore togli quell’albero. Anche Socrate diceva che soffre di più colui che fa il male e che realizza l’ingiustizia, che non quello che la subisce.
La morale riguarda tutti i settori della vita. La “fisica” in sé è neutra, senza implicazioni morali, ma se la uso per scagliare una pietra, attraverso la forza di gravità, si avrà una conseguenza né morale né etica se rompo la testa a qualcuno. Anche l’ambito economico ha una sua valenza “etica”, dipende da come la uso. Ognuno di noi ha degli ambiti nei quali deve mettere ordine lavoro, famiglia, hobby, se hai troppo lavoro dovrai rinunciare agli hobby, alla famiglia, all’educazione dei figli e così via. Anche l’economia teorica e quella pratica tendono a “creare ricchezza” ma tale “ricchezza” deve tenere conto dell’etica; non è necessario che la “crescita economica” sia sempre più veloce e consistente. Al contrario, una crescita della ricchezza meno veloce, e quantitativamente inferiore, ma meglio distribuita produce certamente più “felicità”.
Ci sono persone che “vogliono fare il male” e persone che “vogliono fare il bene”. I primi, dice Colom sono più organizzati. A questo punto Roberto Lorusso evidenzia che “bisogna organizzarsi per fare il bene”.
Viene poi affrontato il tema della “ricchezza” secondo la Dottrina Sociale della Chiesa. Al termine, rivolgendosi alla platea, imprenditori e professionisti, ha rimarcato che “ogni mercato presenta le sue peculiari difficoltà ma non bisogna mai spaventarsi, è necessario che ciascuno sia capace di rischiare qualcosa; non è possibile pensare che caschi la manna dal cielo. Non si può pensare che qualcuno ti aiuterà ma i conti occorre farli precisi, reali e concreti.

PAOLO ARULLANI
Alle ore 18.00 Paolo Arullani ha letteralmente rapito l’attenzione di tutti i partecipanti raccontando l’Avventura del Campus Bio Medico che ha inizio il 14 febbraio del 1992 quanto istituisce il Campus; oggi risulta tra i primi posti in diversi rankings delle Università italiane. Nei primi quattordici anni della sua storia, i fondatori hanno focalizzato sul piano concettuale e nella prasi la specifica identità del Campus Bio-Medico. L’idea di fondo è stata quella di dare vita a una realtà universitaria in grado di rilanciare la centralità della persona nelle scienze della salute, attraverso metodi didattici di assistenza e ricerca sanitaria che costituiscono oggi la natura specifica e la Mission del Cam pus. La storia coincide con la sua vita professionale e umana, da medico a imprenditore sempre guidato dalla trilogia di San Josè Escrivà: santificare il lavoro, santificarsi nel lavoro, santificare gli altri con il lavoro. Parlare del lavoro dice Arullani è come parlare del mare, se ne può parlare da diversi punti di vista con diversi significati ad esempio, la pesca, la vacanza, l’inquinamento ecc.. La sua forza è stata la FEDE nel PADRE. Ha avuto la voglia di mettersi in gioco, la volontà di creare qualcosa. Il Fondatore dell’Opera, dice, ci ha insegnato che le Cattedrali sono fatte con la FEDE ma anche di GEOMETRIA (saper fare, saper fare bene, capacità di tenere il timone, di acquisire consenso e fiducia, seguire il principio della GRADUALITA’, e infine, avere la capacità di SOGNARE).
Arullani traccia quindi una analisi storica del lavoro partendo dal significato “rivoluzionario” che San Josè Maria Escrivà ha attribuito al lavoro e che si è rifatto al mondo cristiano delle origini. All’epoca, dice Arullani, i cristiani lavoravano sodo, con impegno. Da questa consapevolezza deriva un significato etico, deontologico delle diverse professioni. Il primo concetto di etica è che il lavoro deve essere ben fatto. Se fai le cose bene, fai il bene – per servire , servire. E, ancora – se vuoi fare qualche cosa di utile, devi saper fare, quindi occorre impegnarsi a fondo per crescere. Racconta a questo proposito la storia di un suo amico dentista che lavorare con grande attenzione e professionalità tanto che poi ha abbracciato la Fede. Il nostro compito, dice Arullani, è stare lì dove siamo stati messi – San Paolo dice: ognuno rimanga lì dove è stato chiamato dalla vocazione”; è lì che deve realizzare la sua vocazione cristiana e di uomo. Santificarsi lì dove siamo stati chiamati, è lì che dobbiamo fare apostolato. E’ indispensabile perseguire l’unità del lavoro. Non è facile. La tendenza naturale è disgregarsi, non occorre solo andare d’accordo, bisogna anche CAPIRSI.

La giornata di formazione si è conclusa con la proiezione del film “L’eredita” a cui ha fatto seguito un inteso dibattito.

Martedì, 15 aprile 2008

I lavori prendono l’avvio con l’intervento di Don Ugo Borghello che ha trattato il tema: PERSONA E SOCIETA’ NELLA PROSPETTIVA DIVINA.

Prof. ALBERTO TORRESANI: LE LEZIONI DELLA STORIA (CALVINISMO E CULTURA CATTOLICA).
Parte dal presupposto che l’uomo è stato creato per lavorare così come gli uccelli per volare; il lavoro quindi ha un significato trascendente e di conseguenza bisogna tendere alla perfezione. Chi opera il bene, dice, deve farlo con intelligenza, organizzazione, passione, al pari di chi opera il male. I laici devono dare il loro contributo alla Chiesa con la stessa passione e impegno con cui dirigono le proprie imprese, il proprio lavoro. E fa l’esempio dei Monasteri esempio di organizzazione . A questo riguardo Roberto evidenzia che per fare le nostre imprese sarebbe bene ispirarsi ai Monasteri.

Dopo l’intervento di Torresani prende l’avvio la prima riunione per gruppi di lavoro. Argomento: La Responsabilità Sociale.

GIUSEPPE CORIGLIANO: I CONDIZIONAMENTI DELLA CULTURA DOMINANTE
Con grande simpatia narra gli episodi più significativi della sua vita professionale e personale, portando una testimonianza di fede profonda.
Oggi, esordisce Corigliano, occorre avere una profonda conoscenza dei mezzi di comunicazione e chi li gestisce deve essere capace di incoraggiare le intelligenze, valorizzare i talenti, così come ha fatto Bernabei.

ETTORE GOTTI: GLOBALIZZAZIONE E SFIDE MORALI
La sua missione è dimostrare che se l’economia si fondasse sulla morale cattolica tutto funzionerebbe molto meglio. L’economia non è altro che uno strumento, che può essere buono e meno buono a seconda di come lo si usi.


2^ Riunione di Gruppi di Lavoro sui temi della responsabilità sociale dell’impresa.

ALBERTO MICHELINI: SOLIDARIETA’ VERSO L’AFRICA E I PAESI DEL SUD DEL MONDO.
“… spesso prima di giungere in un paese Africano il Cardinale Ruini veniva a chiamarmi dicendomi che il Santo Padre mi attendeva per prendere un caffè insieme e parlavamo … di una terra meravigliosa e di uomini e donne… che possono dare tanto al mondo intero…”
Michelini, racconta la sua vocazione e come nacque il filmato da lui girato sull’Opera che ha fatto il giro del mondo. Dopo ne ha realizzati altri sette, l’ultimo nel 2002.
Racconta con passione la magia di un’epoca, eroica, forte, coinvolgente, quanto viaggiava accanto al Papa Giovanni Paolo II, quando si era nell’epoca in cui il Muro di Berlino era lì e quando, con grande sorpresa di tutto il mondo quel muro veniva abbattuto; una settimana prima non l’avrebbe detto né immaginato nessuno al mondo.
Descrive l’emozione del viaggio insieme al Papa nell’80 quando Giovanni Paolo II voleva toccare con mano la realtà Africana. Michelini sostiene che l’Africa ha delle potenzialità enormi. Al riguardo Giovanni paolo II ha detto: Se l’Africa sarà messa in condizione di fare e dare quello che è in grado di fare e dare, sbalordirà il mondo intero. Poi, sollecitato da una domanda di Inzerillo, parla del mal d’Africa e dell’amore per quella terra. Al termine evidenzia che bastano pochi soldi, ben utilizzati, per fare molto e bene.

 

Mercoledì, 16 aprile 2008

Don Ugo Borghello: Agire umano e agire divino: le virtù.

MICHELE CRUDELE: NEUTRALITA’ DELLA TECNOLOGIA. UN MITO?
Direttore del Centro ELIS, spiega che ELIS vuol dire Educazione, Lavoro, Istruzione, Sport. Nata nel 1962 e riconosciuta dal Presidente della Repubblica nel 1965 l’Associazione Centro ELIS è a Roma e la sua missione è quella di far crescere i ragazzi sani. Il mezzo, dice, non è neutrale. Posso usare la tecnologia per fare del bene, per risparmiare tempo, oppure posso usarla per fare del male, produrre inquinamento, ecc..
La “tecnology information” è fondamentale perché invade tutti i campi. Non bisogna averne paura, bisogna saperlo governare. Non è corretto tenere i bambini lontani da internet, perché altrimenti non sviluppano gli anticorpi. E’ bene interfacciarsi con le scuole su questi temi. Esistono dei filtri vedi ad es. : www.ilfiltro.it.
Aggiornarsi sempre. Se non saremo aggiornati sulla tecnologia, ne saremo comandati e dominati. E’ sbagliata la filosofia di non leggere i manuali; questa abitudine ci rende mediocri nell’utilizzo delle cose e degli strumenti.

ANGEL RODRIGUEZ LUNO: GLI IMPRENDITORI CATTOLICI NELLA VITA POLITICA.
Partecipare alla vita politica e sociale è un dovere di cittadini, non solo dei cattolici. I cattolici laici, possono partecipare e contribuire alla vita politica , pubblica, sociale e strutturare questa relazione con le parole del vangelo.
Non possono farlo i Religiosi, i Vescovi, i Sacerdoti. Occorre sempre coerenza con la coscienza Cristiana. Il laico deve sostenere le ragioni che secondo coscienza si è formato attraverso la condivisione con altri cittadini e che può naturalmente coincidere con quella dei religiosi o dei Vescovi senza che nessuno possa essere autorizzato a contestare sostenendo che “.. tu così esprimi l’opinione dei Vescovi o del Papa”. Questo vorrebbe dire porre dei bavagli e limitare la propria libertà.
L’attività pubblica intende realizzare dei beni in un certo contesto storico, geografico ben preciso, dove la “contingenza” incide in modo elevato. Di conseguenza per realizzare qualcosa può variare di molto il modo o la strategia messa in campo. Anche la Fede non Impone un solo modo di agire nelle cose concrete. Ad esempio su una certa questione politica si può immaginare che il Cattolico sia schierato da una parte e invece il cattolico è schierato da un’altra parte. Tutto ciò è naturale – dice Rodriguez – anzi è bene che sia così. Se in un partito non ci fossero cattolici o questi criticassero questo o quel partito, sarebbe naturale il sorgere di un sentimento anticattolico. E’ bene che ci sia sempre una diversa opinione politica anche tra i cattolici.
Laicità dello Stato. La politica è prassi etica,non è separabile dalla morale. Non può e non deve crearsi confusione tra politica e fede religiosa, ci possono essere contatti ma mai entrare una nel campo dell’altra. Ad esempio, il Sindaco decide per il Comune, gli orari delle scuole, il Vescovo gli orari delle Messe.

Al termine dei lavori, tutti i partecipanti hanno ringraziato per il lavoro straordinariamente efficace i responsabili della Direzione scientifica ed organizzativa del corso, nonché vera anima delle giornate d formazione, Girolamo Inzerillo e Roberto Lorusso

 

(Note a cura di Giuseppe Ingrosso)