Provo ad immaginare cosa direbbe Pietro Barilla della metodologia OSO, basandomi sulla sua profonda visione dell’impresa. Penso lui avrebbe riconosciuto nel paradigma OSO la concretizzazione dei principi che hanno reso la sua azienda un successo duraturo e un modello di riferimento. Ecco come avrebbe commentato ciascun aspetto:
Sull’Approccio Olistico:
Avrebbe enfatizzato che l’impresa deve essere vista come un’entità integrale, non solo economica, ma anche sociale e umana. La sua celebre frase “Noi siamo di passaggio, la nostra vita è breve, quella della Barilla potrebbe durare secoli e creare benessere per una vastissima popolazione di famiglie” racchiude perfettamente la visione olistica di un’azienda che trascende il profitto immediato per generare un benessere diffuso e duraturo.
Avrebbe insistito sulla necessità di “rispettare integralmente” l’azienda, riconoscendo il suo valore storico e futuro.
Avrebbe affermato che “qualsiasi impresa, qualsiasi istituzione è formata da esseri umani che si sentono forti quando si sentono uniti, quando hanno una meta comune”, ponendo la persona e la comunità aziendale al centro, un principio cardine dell’olistico.
Sull’Approccio Sistemico:
Avrebbe evidenziato l’importanza di una pianificazione lungimirante e di un passaggio generazionale “preparato per tempo” attraverso la “corretta educazione dei successori”. Questo dimostra una comprensione sistemica di come le decisioni presenti influenzino il futuro e la continuità dell’organizzazione.
Avrebbe sottolineato la sua pratica di “far partecipare i miei figli alle mie scelte, ho sempre discusso con loro le mie decisioni, rispettando le loro tendenze”, riconoscendo che il sistema cresce quando c’è dialogo, rispetto delle individualità e una visione condivisa. Per lui, un’impresa prospera “quando tutti i dipendenti, dal presidente in poi, sono orgogliosi di appartenervi e contribuire al suo sviluppo”, indicando una profonda consapevolezza delle interdipendenze e del valore della collaborazione all’interno del sistema aziendale.
Sull’Approccio Omeopatico:
Avrebbe apprezzato l’idea di agire con precisione e gradualità, senza imporre, ma creando le condizioni affinché le persone possano scegliere. Il suo approccio di “non porre freni alla libertà” dei figli, ma di “creare le condizioni in cui potessero scegliere di stare con me, di lavorare nell’impresa ma liberi”, è profondamente omeopatico.
Avrebbe riconosciuto che “solo a poco a poco mi sono reso conto che ciascuno deve seguire la propria vocazione”, suggerendo un processo di crescita e comprensione che avviene per gradi, attraverso l’esperienza e la riflessione.
Avrebbe enfatizzato la necessità che l’attività venga “capita, apprezzata, premiata, con equità, con giustizia” e che le persone “si stimino, si rispettino, collaborino, si aiutino, non mentano, non si invidino”. Questi sono piccoli, costanti interventi sulla qualità delle relazioni che, nel tempo, costruiscono un ambiente prospero, proprio come un trattamento omeopatico.
