Quando il Nuovo Testamento diventa guida per i leader contemporanei.
Nel cuore di Roma, dove le leggi si scrivono e le democrazie si custodiscono, il Senato della Repubblica ha ospitato un evento insolito e affascinante: la presentazione di un libro che trasforma Paolo di Tarso in maestro di leadership per il XXI secolo.
Non una conferenza accademica. Non una lezione di religione. Piuttosto un incontro tra mondi che raramente dialogano: teologi, economisti, imprenditori, insegnanti, intellettuali riuniti nel Palazzo di Piazza madama per scoprire come la vita di un uomo vissuto duemila anni fa possa rispondere alle domande più urgenti dei leader moderni.
“In cammino con Paolo di Tarso: un percorso di apprendimento per manager e leader del XXI secolo” di Roberto Lorusso non è un testo pio. È una sfida. Una proposta radicale: che il vero governo di un’impresa cominci dal governo di sé stessi; che la coerenza tra ciò che crediamo e ciò che facciamo sia il fondamento di una leadership autentica; che il silenzio, il fallimento, la capacità di rimettersi in discussione siano virtù rare e preziose in un’epoca frenetica.
L’evento—il secondo promosso dal Senato su iniziativa di chi accoglie il dibattito pubblico come compito delle istituzioni—ha rivelato qualcosa di più profondo: che esiste una fame di significato, non di ricette; una ricerca collettiva di coerenza in un mondo che premia la velocità e la superficie.
LE VOCI DELL'EVENTO
DON CRISTIAN MENDOZA — Professore di Dottrina Sociale, Pontificia Università della Santa Croce
Il teologo che legge Paolo attraverso la lens della tradizione cristiana e della saggezza antica: “Una cultura è frutto non delle risposte che dà, ma delle domande che suscita. E dunque questo libro è un libro di una sapienza, di una sapienza culturale, perché ci fa pensare a molte domande.
Su come la condivisione generi ricchezza, citando l’insegnamento di Senofonte: “Quando noi condividiamo abbiamo sempre di più. La condivisione ti permette di arricchirti. Non siamo ricchi per quello che ci teniamo per noi, ma per quello che noi diamo agli altri.”
Sul concetto di santità laica, che emerge dal libro: “La tua santità laica consiste proprio in questo: nel saper scomparire affinché gli altri possano finalmente apparire e agire con la propria testa.”
Sulla vera leadership: “Non esiste leadership vera che non sia generativa, capace di rendere gli altri più grandi di se stessi. Questo desiderio di generare tocca proprio il più intimo dell’anima umana, perché noi tutti vogliamo generare, vogliamo lasciare un’impronta sugli altri che sia in qualche modo positiva.”
NICOLÒ ANDREULA— Ha scritto la prefazione, Economista, Tornato in Puglia. Il giovane che ha scelto di tornare a casa e che si riconosce nel cammino di Paolo.
Sulla generazione contemporanea: “Sono cresciuto col poster di Che Guevara nella mia camera da letto. Io sono cattolico, ma assolutamente non praticante. Anzi, per riavvicinarmi alla religione ho fatto il giro lungo passando dall’India. Ho studiato prima il buddhismo e l’induismo prima di riavvicinarmi a un cristianesimo in cui credo, ma dal quale mi sento non vicino da un punto di vista dogmatico e dottrinario.”
Su perché il libro lo ha colpito profondamente: “Io appartengo a una generazione che è un po’ svuotata. Uno dei dati durante il Covid che mi ha più colpito è stato quello sulla vendita delle carte di tarocchi: cioè nell’età dell’informazione e della certezza dei dati, le carte dei tarocchi sono in ascesa verticale. Più dati abbiamo, più molti di noi, completamente persi si affidano a qualcosa di completamente casuale e mistica per provare a dare un senso alla nostra vita.”
Su come il libro umanizza Paolo: “Roberto ci presenta San Paolo come una persona che ha tanti dubbi, una persona che è incertezza, una persona che inciampa, zoppica, si fa delle domande, ha delle tentazioni e ce lo avvicina. Caspita, è uno di noi.”
Sul significato della vocazione nel lavoro quotidiano: “Un’ora di lavoro è uguale a un’ora di preghiera. Se tu stai soffrendo, se tu stai cucendo delle tende, anche se stai faticando, va bene. Il senso della vita è proprio lì: faticare e soffrire quando tu hai uno scopo.”
Sul vuoto come luogo di rigenerazione: “Nella nostra ricerca di senso molti di noi sono ipnotizzati da questa frase: ‘Trova un lavoro che ti piace e non dovrai lavorare neanche un giorno della tua vita’. Invece, la vita di Paolo ci dice: forse un giorno alla volta, una cosa alla volta, lavorando onestamente, il senso si costruisce. Non un obiettivo meraviglioso che hai, ma facendo il tuo lavoro con disciplina e con onestà può fare veramente la differenza.”
RAFFAELLA ALIPRANDI — Moderatrice, Professionista con esperienza in leadership e comunicazione
La voce che tesse i fili della conversazione e scopre i nodi nascosti
Sul concetto di partecipazione che il libro incarnato: “La parola che mi sembra descrive meglio di qualunque altra il nostro autore è la parola partecipazione. Questo è un percorso, non una presentazione statica di un libro, ma un’occasione per partecipare.”
Sulla scelta coraggiosa di confrontarsi con tanta bibliografia: “La scelta di Roberto è coraggiosa, quella di confrontarsi con una bibliografia immensa, tanto da essere così numerosa da non poter essere contata, un po’ come le stelle del cielo.”
Sul Radar della Leadership come strumento di auto-conoscenza: “Uno strumento, il radar della leadership, che questo contiene uno strumento che ho trovato anche molto curioso. Spesso i libri ti raccontano delle cose, ma non ti lasciano poi l’opportunità di una riflessione che ti metta in discussione. Invece il libro contiene uno strumento, un radar della leadership. Questo radar definisce sei angoli—è un esagono—con le competenze che Roberto identifica come tipiche di un modello di leadership che si ispira alle competenze di San Paolo.”
MICHELE CRUDELE — Direttore di Poggiolevante e Agorà Poggiolevante
Il visionario che trasforma il libro in un percorso formativo triennale per imprenditori
Sul problema culturale del Sud Italia: “Nel collegio di merito che dirigo a Bari stiamo formando ragazzi bravi, talenti del Sud, pugliesi e lucani, che hanno l’obiettivo di rimanere nel Sud. Il problema è che poi devono trovare un ambiente aziendale che li accoglie e che sia all’altezza del loro talento, che sappia svilupparli, un ambiente virtuoso.”
Sul genio di San Paolo come modello di imprenditore virtuoso: “San Paolo fa così: prima si confronta con se stesso, appunto, se ne va nel deserto; poi si confronta con gli altri, con gli altri apostoli, per capire se va bene quello che ha meditato; e poi generatività—si rivolge agli altri e arriva fino da queste parti, quindi con grande audacia. La stessa cosa la vogliamo proporre agli imprenditori.”
Sulla nascita di Agorà Poggiolevante come conseguenza diretta del libro: “Agorà Poggiolevante non è un master, non è una business school per gli imprenditori e i proprietari, cioè quelli che decidono le sorti di un’azienda. Vogliamo portarli in un percorso valoriale di 3 anni ad analizzare prima il rapporto con se stessi, poi il rapporto con gli altri—con l’organizzazione—e poi la generatività, ripercorrendo anche l’itinerario di San Paolo.”
Sulla sfida raccolta: “Proporre a un imprenditore 3 anni di formazione—qualcuno aveva detto impossibile. Noi ci proviamo perché San Paolo di cose impossibili ne ha fatte veramente tante.”
ROBERTO LORUSSO— Autore
L’imprenditore-formatore che ha trasformato la vita di Paolo in framework operativo
Sul significato del libro come strumento formativo: “Ho scritto questo libro vivendo la vita di Paolo come un cammino, un percorso che qualcuno intraprende in una certa posizione, in una certa situazione e poi alla fine raggiunge un apprendimento. Io non so, però costringo il lettore – in un certo senso – a confrontarsi. Non a caso, oltre a portare il lettore passo passo nei 17 processi che ho pensato importanti della vita di Paolo, ho messo giù una serie di esercizi.”
Sulla pratica come fondamento dell’apprendimento: “Se non metti la data, vuol dire che non l’hai fatta quella cosa. Il concetto è: praticare l’apprendimento. Se non lo metto in pratica, non accade niente nella mia vita.”
Sul tema centrale dell’unità di vita: “Non puoi essere un uomo del venerdì e un uomo della domenica. Banalmente parlando, questo per usare un linguaggio molto semplice, ma in realtà anche durante una giornata possiamo avere problemi di essere noi stessi e coerenti col nostro credo. Purtroppo i tempi che affrontiamo e in cui viviamo nel lavoro sono veramente complessi, richiedono da parte nostra un grande sforzo di essere persone integre, cioè persone coerenti col proprio credo.”
DAL PUBBLICO — Una Insegnante, Testimone della ricerca contemporanea
La voce della comunità che riconosce il proprio cammino
Su come il libro parla alle donne e agli educatori: “Nella mia vita professionale ho sempre cercato dei momenti per capire se l’indicazione del percorso fosse quella giusta. Nella mia vita familiare da mamma insegnavo ai miei figli che la noia è un buon momento, quando avanti di vuoto la noia è un buon momento per l’inventiva. Però a 50 anni mi sono ritrovato che non so più fare questa cosa perché non so gestire la noia, il vuoto, il cammino senza ascoltare un podcast o guardare l’infinito.”
Su cosa l’ha spinta a leggere il libro: “Colgo l’occasione di questo libro per cercare un poco di vuoto perché penso che sia una buona medicina spirituale per tutti.”
DAL PUBBLICO — UN PROFESSORE ACCADEMICO — Insegnante Universitario
La voce della riflessione profonda sulla libertà
Sulla vera libertà oltre le circostanze: “La vita non è mai resa insopportabile dalle circostanze, ma solo dalla mancanza di significato e scopo—come disse Victor Frankl che lui era in un campo di concentramento. La vera libertà non è avere delle circostanze favorevoli. La vera libertà è amare quello che si fa.”
Un esempio concreto sulla libertà dentro i vincoli: “Se un giorno mi dimentico di uscire dalla biblioteca e mi chiudono dentro e faccio quello che ho sempre amato, mi sentirò e sarò libero. La vera libertà è questo: pensare se noi siamo in grado di amare quello che è bene per noi, e allora saremo liberi indipendentemente dalle circostanze, dalla noia.”
