oggi divento me stesso | robertolorusso.it

Ora io divento me stesso

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Ora io divento me stesso. C’è voluto tempo, molti anni e luoghi; sono stato dissolto e scosso, ho indossato le facce di altre persone…” (May Sarton)

Ora io divento me stesso.

In questi giorni di festa che facilitano la riflessione grazie all’Evento che si ripete nel Natale cristiano, ci si può domandare: quale è l’obiettivo principale della mia vita?

  • Avere successo?
  • Essere un grande professionista, imprenditore, lavoratore?
  • Possedere un grande patrimonio immobiliare?
  • Essere al centro dell’attenzione (o della invidia) degli altri?

Cosa mi dici?

Potrebbe essere invece:

  • diventare la più fedele espressione di sé?
  • vivere in modo autentico, onorando la chiamata e i doni ricevuti sin dalla nascita?
  • essere a servizio dell’umanità e del nostro mondo?

Più rifletto e più mi convinco che la nostra vita non è altro che un viaggio di scoperta personale e collettiva verso la nostra vera natura.

Che ne pensi?

Di solito ci alleniamo a fissare obiettivi per il nostro lavoro, e poi agire con tutti i nostri mezzi per poterli raggiungere, cosi che questi in realtà ci trasformano in qualcosa che forse non siamo.

Hai mai pensato ad ascoltare la tua vita? Quella che vuole essere vissuta attraverso di te?

Parker Palmer nel suo libro “Lascia la tua vita parlare” scrive:

Dietro la comprensione della vocazione c’è una verità che l’Ego non vuole sentire perché minaccia il suo terreno: tutti hanno una vita che è diversa dall’ <Io> della consapevolezza giornaliera, una vita che sta provando a vivere attraverso l’<Io> che è il suo involucro.

[…] Ci vuole tempo e molta esperienza per percepire la differenza tra i due (Io) per percepire che al di sotto della superfice di esperienza che chiamo la mia vita c’è una vita più profonda e più vera che vuole essere conosciuta.

C’è una vita più profonda e più vera che vuole essere conosciuta.

Abbiamo un grande bisogno di momenti di quiete, per riflettere. L’occasione ci è data proprio in questi giorni di Natale. Una quiete che permetta alla voce interiore dell’anima di esprimere la sua verità e la sua direzione.

Abbiamo bisogno di mettere il nostro Ego sotto controllo, imparare dall’umiltà del Dio che si fa creatura umana, e non temere alcun fallimento, anzi continuare a provare e riprovare.

Senza essere ambiziosi, possiamo essere persone che hanno l’ambizione di vivere una vita vera.

Auguri.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

20 pensieri su “Ora io divento me stesso

  • Caro Roberto,

    “Vivi il più intensamente possibile! Brucia la tua candela della vita da entrambi i lati! Bruciala così intensamente… anche se si esaurisse in un secondo, andrebbe comunque bene! Quanto meno saprai in cosa consiste, poiché solo l’intensità penetra in profondità. E se riesci a vivere una vita intensa, sperimenterai una qualità della morte totalmente diversa, poiché morirai intensamente: com’è la vita, così è la morte. Se vivi trascinandoti, morirai trascinandoti. Ti lascerai sfuggire la vita e ti lascerai sfuggire anche la morte. Fa che la tua vita sia il più intensa possibile. Metti in gioco ogni cosa. Perché preoccuparsi? Perché preoccuparsi del futuro? Esiste questo momento! Coinvolgi in esso la totalità della tua esistenza.” (Osho)

    Grazie per le tue riflessioni di vita.

    I miei Sinceri Auguri di cuore.

  • Grazie per la bella riflessione che ne apre tante altre in un momento in cui tutto sembra confiuso ed indefinito.
    Buon Natale, Roberto, a te e tutta la tua grande famiglia.
    Martino

  • Grazie Roberto per aver condiviso questo pensiero. Certamente la riflessione e la quiete ci permettono di focalizzare quali sono i valori essenziali che vanno al di là dell”lo”, ma che metteno al primo posto il dono, proprio come quello che Gesù ha fatto per noi.
    Buon Natale

  • Caro Roberto,
    ricambio con grande affetto gli auguri.
    Il mio obiettivo è essere un uomo (possibilmente il più candido possibile) e, in analogie al pensiero affidato al Candide da Voltaire, provare a costruire qui, ora, il migliore dei mondi possibili.
    Circa un anno fa alla Marcia della Pace tenutasi a Molfetta, un caro amico ha affermato “Siamo chiamati a diffondere l’inedito. L’inedito può accadere”. Un testamento che faccio mio, che mi piacerebbe trasformare in azioni concrete per realizzare quel mondo migliore che difficilmente ci potrà piovere dall’alto.
    Buon Natale e lieto nuovo anno
    Francesco

  • Quanto è difficile vivere in semplicità e nella verità. Il Natale ci aiuta a riprendere in mano la vita e a orientarla di nuovo verso Cristo. Io devo essere l’autista del mio camminare e non lasciarmi guidare dalle cose, dagli eventi, dalle persone. E’ difficile, ma val la pena tentare.
    Per il Natale, per riscoprire la semplicità, la pace, la gioia natalizia, durante il mio lavoro metto in sottofondo alcune musiche tradizionali dei Natale, specialmente il gregoriano o Bach con le sue cantate.
    Mi rilassa, ma ciò che più conta, mi crea un clima e un colore particolare natalizio. Altrimenti se devo guardare le strade, gli addobbi, le luminarie, non sono sufficienti a ridarmi la presenza del Natale.
    Cari auguri

  • Un bellissimo post Roberto.
    Scritto con il tuo cuore, che si sta aprendo sempre di più alla sua missione.

    E a ciò che scrivi tu: “Più rifletto e più mi convinco che la nostra vita non è altro che un viaggio di scoperta personale e collettiva verso la nostra vera natura.” mi permetto di aggiungere… la nostra vera natura divina.

    C’è una parte di Dio in noi che aspetta di essere svelata.
    Auguri di cuore anche a te e ai tuoi lettori.

  • Diceva un grande filosofo molto critico nei confronti della dimensione cristiana: “come si diventa ciò che si è”. È curioso, ma per essere noi stessi, dobbiamo scoprirlo, diventarlo. E talvolta un contatto sociale eccessivo può non aiutare a raggiungere l’obiettivo. Per questo non dovremmo perderci nel quotidiano gioco degli incontri e degli inviti, fino a fare della nostra vita un’estranea (Kavafis). Oggi un tema dominante è quello della cultura dello straniero ma anche, necessariamente, dell’identità: non potrebbero infatti esserci gli altri, se non fossimo anzitutto noi consapevoli di noi stessi.

  • Gesù aveva spezzato la ciclicità della conoscenza e della storia secondo la cultura dell’antico impero romano in favore della linearità della storia dell’uomo verso Dio. Ossia aveva convertito un percorso conoscitivo incentrato sull’uomo, intorno all’uomo, circa l’uomo in un percorso dell’uomo verso il figlio dell’uomo ossia il suo futuro. Solo un percorso veritiero, aderente alla mappa, ( nella teoria quantistica una sola mappa un solo futuro?), salva il cammino. Solo una piena consapevolezza della scala dei bisogni, porta ad una piena libertà dalla scala dei bisogni: autorealizzazione, etero stima, autostima, senso di appartenenza, amore per seguire la propria mappa di vita virtuosa o di vita virtuale. un caro saluto e un caro augurio di Buon Natale

  • Caro Roberto, condivido che la nostra vita è un percorso per scoprirsi interrogando il proprio IO e cercando di controllarlo per vivere una vita vera.
    Grazie e tanti Auguri di Ogni Bene a te ed alla tua bella famiglia.
    Un grande affettuoso abbraccio

  • Grazie caro Roberto per gli auguri che ricambio a te ed alla tua famiglia.
    Volentieri ti lascio un commento sulle tue considerazioni del Natale
    Inevitabilmente dobbiamo far riferimento agli eventi …reali della storia dell’umanità. Nel vangelo della messa di ieri si è letto il Magnificat e sono stato interessato dal commento di San Beda a proposito del versetto: “Quia respexit humilitatem ancillae suae”. – “Era dunque conveniente, afferma san Beda, che come la morte entrò nel mondo per la superbia dei nostri progenitori, così l’entrata della Vita si manifestasse con l’umiltà di Maria” . Ad un atto di libertà dei nostri progenitori (peccato originale) dato dalla superbia di essere come Dio, ha corrisposto un atto di autentica libertà da parte della Madonna di accettare di essere la madre del Salvatore. In pratica: la superbia (di sentirsi padreterno) genera furto, omicidio, corruzione, infedeltà (alla moglie), avidità, ecc. genera la morte dell’anima.. L’umiltà di sentirsi figlio di Dio genera le virtù, cioè la Vita: benevolenza, fedeltà ai propri doveri, desiderio di migliorare la propria creatività….ecc. Il discorso si fa lungo… Buon Natale! Peppino

  • Grazie Roberto per l’invito ad una profonda riflessione che ti assicuro proverò a fare.

    Ricambio con un sincero augurio per un Natale pieno di umiltà e Amore.

    Un 2017 ricco di onestà e successi.

  • Che belle cose mi hai detto ed allora ti aggiungo poche mie parole, volando basso, basso: Questo Santo Natale ci ricorda che 2017 anni fa è nato il nostro, il mio, il tuo e di tutti Salvatore. Che noi non siamo mortali, ma eterni, per vivere con Lui per sempre la Eternità. Se siamo riusciti a convertirci per Lui, che bello, eh? Sai che sarabanda faremo con tutti i nostri cari.

  • Caro Roberto, grazie per il tuo invito a riflettere sulla nostra autenticità in un periodo in cui, ormai da troppo tempo, regna sovrana la confusione e la distrazione dai veri valori per la promozione umana. Auguro a te, a me e a tutti di riuscire in semplicità e con umiltà a riconoscere, oltre il proprio ego, la propria “chiamata” ed essere consapevoli sempre, particolarmente nel Santo Natale, che c’è una “vita più vera che vuole essere conosciuta”
    Auguro a te e ai tuoi cari un Santo Natale
    Andrea

  • Ogni volta che sono riuscito a dare spazio a ciò che ho di più profondo e di più vero, dentro di me, è migliorata sia la qualità della mia vita sia quella di quanti interascono con me.

  • Tempo verrà
    in cui, con esultanza,
    saluterai te stesso arrivato
    alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
    e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro
    e dirà: Siedi qui. Mangia.
    Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
    Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
    a se stesso, allo straniero che ti ha amato
    per tutta la tua vita, che hai ignorato
    per un altro e che ti sa a memoria.
    Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,
    le fotografie, le note disperate,
    sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
    Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

    Amore dopo amore (Derek Walcott)

  • Caro Roberto,

    Ho letto con piacere il tuo articolo. Condivido.
    Il problema, o meglio la radice dei problemi che oggi viviamo, secondo il mio modesto modo di vedere, è sempre la stessa: il capitalismo neoliberista.
    Per me è chiaro, eppure, sono ancora in pochi (e tra i cattolici pochissimi!!) che si azzardano a dire che è il sistema sociale ed economico (o economico-sociale visto che la prima parte ha più importanza e potere della seconda) che viviamo come unico possibile ad dover essere cambiato, almeno modificato.
    Dove sono i cristiani che dovrebbero lottare contro ingiustizia sociale e povertà?
    Dove sono??

    Francesco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *