Il lavoro esiste per soddisfare i bisogni reali dell'uomo. - robertolorusso.it

Il lavoro esiste per soddisfare i bisogni reali dell’uomo.

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“Sono laureata da 10 anni e ancora non trovo lavoro”. La triste affermazione di una ragazza che ha partecipato al primo incontro del percorso “Lavorare a Valenzano”, che ho condotto il 25 febbraio 2012 nella parrocchia di San Rocco, rispondendo ad una richiesta di aiuto del parroco, ma soprattutto ad un’esigenza particolarmente avvertita nel territorio valenzanese. L’attenzione è alta nella sala parrocchiale, affollata di cittadini, un po’ curiosi, un po’ speranzosi, alcuni scettici perché pensavano “fosse la solita proposta di vendita porta a porta”.
Il lavoro è quell’attività umana che rende l’essere umano libero. Prima ancora che l’art. 1 della Costituzione dicesse che “la Repubblica italiana è fondata sul lavoro”, già la Genesi recita che “Dio ha creato l’uomo perché lavorasse” (e lo dice prima del peccato di Adamo ed Eva).
Per parlare di lavoro, però, bisogna partire da più lontano, innanzi tutto comprendendo che la nostra vita non è lineare, ma circolare. Usando un termine più scientifico, potremmo dire che bisogna leggere la realtà con un approccio sistemico. Ogni azione che compiamo ha una conseguenza e, prima o poi, in forme e modi diversi, ci ritorna indietro come un boomerang.
Ad esempio, supponiamo che un valenzanese investa i propri risparmi, affidandosi ad una banca che li investe in azioni di una multinazionale quotata in borsa. In pratica, vuole fare soldi con i soldi – il che non è positivo… ma lo fanno tutti. 
Supponiamo che questa multinazionale apra una sua sede a Valenzano (o in Italia) e la tenga aperta fino a quando produce utili.
Quando non ce ne sono più, va via. Tradotto: gente che rimane per strada e in cassa integrazione a spese dello Stato e quindi di noi tutti. Ovviamente anche chi ha investito in quella multinazionale, pagherà più tasse e forse per un importo superiore a quanto avrebbe sperato di guadagnare dall’investimento finanziario.
Quanti danni sono stati causati da questa azione di un semoplice cittadino?
Quel tale non avrebbe potuto investire in ciò che si chiama economia reale? Ossia: io produco un bene (prodotto o servizio) che vendo a chi ne ha bisogno.
Il cittadino di Valenzano avrebbe potuto investire su un progetto di giovani che, con il loro lavoro, avrebbero soddisfatto i nuovi e veri bisogni dell’uomo e non il superfluo di cui sono pieni i nostri armadi di casa. Detto nei denti: dopo che uno si compra il terzo orologio (esagerando), del quarto che se ne deve fare? Eppure continuiamo a produrre a dismisura orologi e altri oggetti che presto finiranno in discarica.
Per cercare di capire quali siano i reali bisogni delle persone, non potevo che chiederlo ai diretti interessati che, armati di post-it e penna, hanno provato a scrivere quelli di Valenzano.
Insieme alle solite vecchie cose, sono emersi alcune necessità che possono essere soddisfatte e portare lavoro anche subito: librerie, assistenza alle famiglie, orti biologici, sportello accoglienza degli stranieri, doposcuola, fare la spesa per gli anziani e cosi via. 
Prossimo appuntamento a martedì 6 marzo alle ore 19 nei locali parrocchiali, per comprendere che non dobbiamo aspettare che il lavoro arrivi dall’alto, ma che bisogna assumere un atteggiamento attivo, di ricerca e di progetto.

Dice San Josemaria Escrivà: Il lavoro è “testimonianza della dignità dell’uomo, del suo dominio sulla creazione; promuove lo sviluppo della personalità, è vincolo di unione con gli uomini, fonte di risorse per sostenere la famiglia, mezzo per contribuire al miglioramento della società in cui si vive ed al progresso dell’umanità”.

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