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Anche in questo campo l’intemperanza della produzione e dell’economia globale ha trasformato il processo naturale in quello esclusivamente quantitativo. Come se non bastasse grazie al consumismo abbiamo a nostra disposizione merci geneticamente modificate che per essere prodotte hanno bisogno di innovativi e costosi processi produttivi. Il nostro sfrenato desiderio di consumare queste merci “rare” non ci permette di riconoscere i gravi danni all’ambiente ed alla salute, conseguenti a queste produzioni. Ed i politici, anche loro golosi di queste novità ed abbagliati dalla crescita del PIL, non vedono quanta spesa pubblica occorre per riparare ai suddetti danni.
Ci vuole molto a capire che gli stessi soldi, che diamo allo Stato mediante le tasse e che servono a sostenere la spesa pubblica e che servono a riparare i danni (facendo così crescere il PIL) potrebbero essere utilizzati per far crescere il BIL mediante l’incentivazione di attività imprenditoriali, anche imprese familiari, basate sulla produzione organica e biologica?
E perché non incentivare <<una cultura rurale che renda il lavoro agricolo remunerativo e gratificante... offrire sussidi all’educazione, prestiti ad interessi zero per l’acquisto di terra e assistenza tecnica durante la riconversione della produzione chimica a quella organica.>> ?