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Le cose che ognuno di noi legittimamente possiede sono da considerare esclusivamente proprie o possono essere messe a disposizione ed essere utili anche agli altri? Ci è mai passato per la testa che potremmo agire in modo da non perseguire solo il vantaggio personale e familiare, ma anche il bene comune? Se per “bene comune” intendiamo l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono a noi ed alla collettività, di raggiungere rapidamente il migliore ben-essere, perché non ci impegniamo a chiedere alle imprese di produrre prodotti e servizi che non ci danneggiano? Per il raggiungimento del bene comune è necessario l’impegno di tutti: dai cittadini, ai politici agli imprenditori, ecc. Nessuno è escluso. Tutti devono collaborare secondo le proprie capacità ed i propri mezzi.
Il bene comune non si può raggiungere se tra i soggetti che lo devono realizzare ci sono furbi con visioni alquanto riduttive che portano vantaggi di parte. E’ vero invece che il raggiungimento del bene comune fa bene a tutti ed in primo luogo a chi si è prodigato per attuarlo.
Il successo dei furbi dura poco, e purtroppo danneggia molti. Le imprese che pensano di essere furbe durano poco; fanno molti guadagni nel breve e poi falliscono. Anche i politici che fanno i furbi durano poco. Fanno molto consenso nel breve ma poi falliscono. Il breve è il PIL.